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  • martedì 15 maggio 2012

George Wallace, il cattivo

40 anni fa oggi un attentato paralizzò il controverso governatore dell'Alabama, protagonista di storiche campagne razziste

Quaranta anni fa, il 15 maggio 1972, George Corley Wallace, storico governatore dell’Alabama e candidato per quattro volte alle primarie per la presidenza degli Stati Uniti, fu vittima di un attentato da parte di uno squilibrato, Arthur Bremer. Il 13 gennaio dello stesso anno, Wallace si era candidato alle primarie democratiche per le presidenziali del 1972 e stava facendo campagna elettorale a Laurel, in Maryland. Secondo alcuni sondaggi, Wallace aveva molti consensi e qualcuno pensava potesse essere la volta buona per lui, dopo due candidature andate male nel 1964 e nel 1968. Poi però arrivò Bremer, che gli sparò 5 colpi: uno di questi colpì il midollo spinale di Wallace, che in pratica mise fine alla sua campagna elettorale, anche se vinse le primarie immediatamente successive in Maryland e Michigan. Da quel momento in poi, Wallace rimase per tutta la vita su una sedia a rotelle.

Nell’attentato rimasero ferite altre tre persone, anche se non in maniera grave. Come poi scrisse lui stesso in un libro pubblicato successivamente, l’attentato di Bremer non aveva intenti politici, ma era stato dettato solo da un “desiderio di fama”. Poco tempo prima aveva pensato di sparare a un altro politico americano, questa volta repubblicano: il presidente Richard Nixon. Bremer venne condannato a 63 anni di carcere per il suo gesto, poi ridotti a 53. Il 9 novembre 2007 gli è stata concessa la libertà condizionata. Nell’agosto del 1995, Wallace scrisse una lettera a Bremer in carcere, in cui diceva di averlo perdonato nonostante fosse rimasto su una sedia a rotelle. Bremer non gli ha mai risposto.

Da subito si era pensato a un attentato politico perché Wallace era stato fino a poco tempo prima un personaggio piuttosto controverso e al centro di violente contrapposizioni. Per molti anni, infatti, Wallace aveva appoggiato le leggi segregazioniste e populiste del sud degli Stati Uniti, anche se prima delle primarie del 1972 aveva rivisto le proprie posizioni, definendole “più moderate”. Si dice che Wallace fosse diventato razzista dopo aver perso nel 1958 le primarie democratiche per diventare governatore dell’Alabama contro John Patterson, candidato sostenuto dal movimento razzista ed estremista del Ku Klux Klan. Alcune sue frasi contro la comunità afroamericana, comunque, non sono state mai dimenticate, come per esempio quando disse durante il suo primo discorso da neoeletto governatore dell’Alabama nel 1962:

“Segregation now, segregation tomorrow, and segregation forever” (“Segregazione ora, segregazione domani, e segregazione per sempre”)

Un’altra comunità che Wallace dimostrò di non sopportare negli anni era quella degli hippie e dei giovani dei movimenti di protesta. Durante la campagna elettorale per le presidenziali del 1968, quando la rivoluzione giovanile e culturale era al suo picco negli Stati Uniti, disse durante un comizio, riferendosi agli hippie:

“You shout four letter words at me, well, I have two for you: S-O-A-P and W-O-R-K” (“Voi mi avete detto solo parolacce (letteralmente, parole da quattro lettere come “fuck”, ndr), beh, io ne ho due per voi: sapone e lavoro”)

Wallace, nato nel 1919 e morto nel 1998, è stato uno dei politici più importanti dello stato dell’Alabama, dove è stato governatore per ben quattro mandati non consecutivi: dal 1963 al 1967, dal 1971 al 1979 e infine dal 1983 al 1987. Wallace si candidò per ben quattro volte alle primarie per le presidenziali americane (1964, 1968, 1972 e 1976), tre volte come democratico e una come indipendente (1968), ma non riuscì mai a spuntarla. Anche per questo è stato definito da politologi e storci americani come “il perdente più influente” della politica americana del XX secolo. Dopo l’attentato del 1972, la sua attività politica ne risentì molto e nel 1987 decise di ritirarsi.

Proprio ieri il giornalista della CNN Don Lemon, gay dichiarato, ha paragonato il recente no ai matrimoni gay del candidato repubblicano alle presidenziali 2012, Mitt Romney, alle idee segregazioniste di Wallace, generando nuove polemiche.