Qual è la causa del mal di testa da gelato?

Un nuovo studio aggiunge informazioni alla comprensione di un malanno familiare e tremendo

Il cervello ghiacciato, o emicrania da gelato, è un tipo di mal di testa che si sviluppa in seguito al consumo di gelato, altri cibi molto freddi o bevande ghiacciate. Il fenomeno, che può provocare rapide fitte nella zona delle tempie o dolori più diffusi al cranio, è noto da tempo, ma gli scienziati non sono mai riusciti a comprenderne fino in fondo cause e dinamiche. Ora uno studio della Harvard Medical School, presentato domenica 22 aprile a San Diego (California), offre nuovi spunti e informazioni per capire che cosa succede nella testa in queste occasioni.

In precedenza, altre ricerche scientifiche avevano scoperto che chi soffre di emicrania ha maggiori probabilità di avere a che fare con il cervello ghiacciato. Sulla base di questi risultati, i ricercatori arrivarono alla conclusione che ci fosse qualche meccanismo comune tra i due fenomeni, tanto da iniziare a sfruttare il mal di testa da gelato per studiare l’emicrania. Mal di testa ed emicranie sono difficili da studiare perché si verificano con tempi sostanzialmente imprevedibili. Il fenomeno del cervello ghiacciato può quindi essere sfruttato per indurre il mal di testa e, poiché dura solitamente poco tempo, permette ai ricercatori di analizzare il modo in cui il mal di testa si forma e poi sciama fino a scomparire.

Il team di ricerca della Harvard Medical School, coordinato da Jorge Serrador, ha indotto il cervello ghiacciato in tredici volontari. Per l’esperimento non è stato utilizzato il gelato, ma un bicchiere di acqua molto fredda da bere con una cannuccia, avendo cura di spingere il liquido verso il palato con la lingua. A ogni volontario è stato poi chiesto di segnalare quando iniziava l’attacco e di segnalare la fine dello stesso.

Attraverso alcuni strumenti di diagnostica, i ricercatori hanno monitorato il flusso sanguigno attraverso il cervello di ogni volontario. Il gruppo di ricerca ha notato un aumento dell’afflusso di sangue nell’arteria cerebrale anteriore, uno dei quattro rami in cui si divide l’arteria carotide interna, il grande vaso sanguigno che porta sangue al cervello e agli occhi. L’aumento del flusso porta anche a una espansione dell’arteria (vasodilatazione) e di conseguenza alla compressione di alcune aree intorno alla stessa, cosa che fa avvertire le fitte tipiche del mal di testa da gelato.

Terminata la fase di picco, che corrisponde a pochi istanti dopo l’assunzione di bevande o cibi molto freddi, il flusso di sangue rallenta e di conseguenza l’arteria torna a restringersi, facendo scomparire la fitta dolorosa. La dilatazione e la successiva contrazione, in rapida successione, dell’arteria cerebrale anteriore potrebbero essere legate a qualche tipo di autodifesa per il nostro cervello, dicono i ricercatori nel loro studio. «Il cervello è uno degli organi relativamente più importanti del nostro organismo, e ha bisogno di funzionare in qualsiasi momento. È abbastanza sensibile agli sbalzi di temperatura, dunque la vasodilatazione potrebbe essere dovuta alla necessità di portare sangue caldo nei tessuti per fare in modo che il cervello rimanga al caldo» ha spiegato durante il proprio intervento Serrador.

Questo ipotizzato sistema di regolazione è molto complesso ed è naturalmente tarato per non danneggiare il cervello. L’afflusso di sangue superiore al normale non può essere smaltito rapidamente e per questo si ipotizza che porti a un aumento della pressione nel cranio e alla conseguente fitta dolorosa. Man mano che temperatura e pressione aumentano, il vaso sanguigno si contrae, evitando che si formi una pressione eccessiva che potrebbe avere pericolose conseguenze per il cervello. Intervenendo su questo meccanismo con farmaci mirati, dicono i ricercatori, si potrebbero ottenere nuove terapie più efficaci per tenere a bada alcuni tipi di emicrania e di mal di testa, di quelli che vengono senza il gelato.

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