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  • martedì 17 aprile 2012

L’Argentina vuole nazionalizzare una grande compagnia petrolifera

Ma la società spagnola che la possiede, e il governo Rajoy, non ne vogliono sapere

Aggiornamento alle ore 22.00 – Il premier spagnolo Mariano Rajoy, dal Messico, ha detto oggi di provare un «profondo dolore» per la decisione della presidente argentina Cristina Fernandez de Kirchner di presentare al Senato una proposta di legge per nazionalizzare la YPF (la più grande compagnia di gas e petrolio del Paese di proprietà della società spagnola Repsol).

Nel suo primo commento pubblico dopo l’annuncio del governo argentino, Rajoy ha spiegato che questo fatto potrebbe «costituire un pericoloso precedente» e davanti ai presidenti del Messico, del Guatemala e del Suriname ha detto che «i lodevoli sforzi» dei loro governi per rendere l’America Latina «un investimento interessante e sicuro per il commercio internazionale» non devono essere rovinati dalle decisioni di un singolo stato che possono però «essere sconvenienti per tutti».  Il primo ministro spagnolo ha aggiunto che prenderà misure forti contro l’Argentina, senza però specificare quali.

Anche l’Unione Europea, attraverso John Clancy, portavoce del Commissario europeo al Commercio, ha preso posizione appoggiando il premier spagnolo e ha fatto sapere di aver cancellato un incontro in Argentina tra i rappresentanti dell’Ue e le autorità locali. La riunione avrebbe dovuto svolgersi tra qualche giorno ed era prevista già da alcune settimane: non aveva quindi niente a che fare con la questione Repsol ma, ha detto Clancy «si tratta comunque di un segnale molto evidente per le autorità argentine sul fatto che siamo seriamente preoccupati».

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Il presidente argentino Cristina Fernandez de Kirchner ha annunciato lunedì che presenterà al Senato una proposta di legge per nazionalizzare la YPF (Yacimientos Petroliferos Fiscales), la più grande compagnia di gas e petrolio del Paese di proprietà della società spagnola Repsol. La proposta verrà quasi certamente approvata, vista la salda maggioranza che detiene Frente para la victoria, il partito di Kirchner, al Senato. L’annuncio ha provocato molte critiche dai partner commerciali dell’Argentina e dall’Unione Europea e ha messo in crisi i rapporti con la Spagna. Il governo spagnolo ha annunciato che prenderà misure forti contro l’Argentina, mentre Repsol ha dichiarato che la mossa è «evidentemente illegale e gravemente discriminatoria» e che avvierà tutte le azioni legali possibili.

Il progetto prevede che il governo argentino rilevi il 51 per cento delle azioni di YPF sottraendole interamente a quelle di Repsol, che ne possiede il 57 per cento e resterebbe così con il 6 per cento. Secondo il governo l’industria del petrolio è materia di interesse pubblico e YPF non è venuta incontro alla crescente richiesta di benzina e gas dei cittadini argentini, obbligando l’Argentina a importarli per la prima volta in 17 anni. I consumi di petrolio e gas in Argentina sono aumentati rispettivamente del 38 e del 25 per cento dal 2003 al 2010 ma la produzione è calata del 12 e del 2,3 per cento. Nel frattempo il valore delle azioni di YPF è precipitato, a causa di mesi di voci sulla possibile acquisizione da parte dello stato.

YPF venne fondata dal 1922 ed era controllata interamente dallo stato argentino. Nel 1993 venne parzialmente privatizzata e nel 1999 venne venduta a Repsol per 15 miliardi di euro, all’interno del più vasto piano di privatizzazioni dell’allora presidente Carlos Menem. Kirchner ha spiegato che non si tratterà dunque di una nazionalizzazione ma semplicemente di un recupero dell’azienda da parte dello stato. Negli ultimi mesi la politica di nazionalizzazione del governo Kirchner si è fatta sempre più aggressiva provocando preoccupazioni e polemiche.

Foto JUAN MABROMATA/AFP/Getty Images

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