La viva simpatia di Ferrara per De Benedetti

Oggi il Giornale ospita le contestazioni di Carlo De Benedetti, imprenditore e proprietario del gruppo Espresso, a una vecchia e rinnovata accusa di Giuliano Ferrara sul “fallimento” di Olivetti. E la controrisposta di Ferrara.

Quanto all’Olivetti, fallimento nella lingua di un giornalista non è necessariamente un concetto commerciale o ragionieristico. Lei ha pagato i fornitori eccetera, d’accordo, ma l’Olivetti non esiste più da tempo e la creazione di valore poi investita nell’acquisto di Telecom passò, come tutti sanno, per la concessione alla Omnitel Pronto Italia di una concessione come secondo operatore della telefonia, fatta con amabilità dal governo Ciampi un minuto prima delle elezioni del 1994.
«Strana e inaccettabile», definì allora Fausto Bertinotti quella decisione di un governo in carica per gli affari correnti. Bertinotti dovrebbe essere d’accordo con lei nel giudizio sulla riforma del lavoro della Fornero. Sospetta creazione di valore, pensammo tutti. È poi ben vero che l’ingegner Scaglia lavorò benissimo in Omnitel sul rischio e sulla sfida tecnologica.
Vero che l’ingegner Colaninno fondò la sua fortuna di industriale e di finanziere su quell’acquisto da lei sconsigliato. La Telecom, poi, fu comprata e rivenduta e ricomprata con il contributo decisivo di investitori anche esteri, fu considerata un’avventura da «capitani coraggiosi», e parce sepulto. Non vorrei andare avanti, sennò riapriamo anche il caso della Sme, e finisce che mi chiede un risarcimento. In questo siete temibili, voi Debenedetti.
Con viva simpatia