• Mondo
  • mercoledì 29 Febbraio 2012

La mortalità infantile nel mondo

Un grafico dell'Economist mostra gli enormi passi avanti fatti negli ultimi quarant'anni e quelli ancora da fare

Il numero di bambini che muoiono entro il quinto anno di età è considerato un importante indicatore per determinare le condizioni economiche e sociali di un paese. I trattamenti sanitari nel periodo neo-natale e i programmi di vaccinazione hanno contribuito a ridurre sensibilmente la mortalità infantile in molti paesi del mondo, sia economicamente avanzati che in via di sviluppo. Come spiegano sull’Economist con un grafico, negli anni Settanta nel Mali il 37 per cento dei bambini non raggiungeva il quinto anno di età. Quarant’anni dopo, la media si è ridotta notevolmente portandosi intorno al 18 per cento, dato comunque ancora alto e che richiederà enormi sforzi per portarsi alle medie dei paesi più avanzati.

Le Nazioni Unite, nei loro “Obiettivi di sviluppo del millennio”, hanno stabilito che entro il 2015 i paesi in via di sviluppo dovranno ridurre di un terzo la mortalità infantile rispetto ai dati del 1990. Nel 2010 solamente 17 paesi, come Brasile, Egitto e Turchia, hanno raggiunto questo obiettivo. La Cina, dove vive in media il 13 per cento dei 636 milioni di bambini con meno di cinque anni, dovrebbe raggiungere l’obiettivo entro il 2015. I paesi che mancheranno gli obiettivi saranno più di cento. In Italia nel 2010 sono morti 2 bambini al di sotto dei cinque anni ogni mille nascite, nel Congo poco meno di 170, in Sudafrica circa 60 [pdf].

Il grafico mostra il numero di morti tra i bambini al di sotto dei cinque anni per ogni mille nascite. Il cerchio rosso indica la media del 1970, il cerchio azzurro quella del 1990 e il pallino blu l’ultimo dato disponibile, riferito al 2010. Nella colonna a destra è indicata la posizione in classifica del singolo paese.