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  • giovedì 23 Febbraio 2012

Che succede con le liberalizzazioni?

La conversione in legge del decreto del 20 gennaio si sta dimostrando più complicata del previsto (o forse complicata come previsto): a che punto siamo

Il 20 gennaio il Consiglio dei ministri ha approvato un primo decreto sulle liberalizzazioni, che conteneva diverse misure su banche, assicurazioni, farmacie, trasporti, imprese e settore energetico. Un decreto legge, però, per essere convertito in legge deve essere approvato dal Parlamento entro sessanta giorni. Per il decreto sulle liberalizzazioni il termine formale è il 24 marzo 2012. L’approvazione arriverà, quindi, dopo le eventuali modifiche proposte dai partiti e la discussione parlamentare (attualmente il decreto è in discussione alla 10ª Commissione parlamentare del Senato, che si occupa di industria, commercio e turismo). Le modifiche, sicuramente, ci saranno: in questi giorni si parla molto di che cosa cambierà nel provvedimento, che tutte le forze politiche hanno annunciato di voler modificare, mentre le categorie interessate annunciano e portano avanti da settimane proteste contro le misure che le riguardano.

Le critiche arrivano soprattutto dalla Lega e dall’Italia dei Valori, che sono all’opposizione, ma posizioni scettiche vengono anche dai partiti che sostengono il governo in Parlamento: Bersani ha già detto che il PD voterà il provvedimento, ma ha chiesto che in alcuni settori (benzina, energia, professioni) si prendano misure più incisive. Oggi Francesco Rutelli, del Terzo Polo, l’alleanza politica che finora ha sostenuto con più decisione il governo, ha detto che i parlamentari del suo gruppo si riuniranno per valutare il da farsi “se la situazione dovesse degenerare”.

Ci sono ancora poche certezze su come il provvedimento verrà modificato, anche se pare che diverse norme possano essere modificate in un senso che limiterebbe la portata delle liberalizzazioni. Un primo esempio riguarda i taxi: un emendamento presentato da PD e PdL e discusso ieri in commissione parlamentare reintroduce un ruolo essenziale nella concessione di nuove licenze agli enti locali invece che a organizzazioni statali (l’Autorità per l’energia elettrica e il gas, in attesa che venga costituita un’Autorità per i trasporti) come previsto inizialmente: gli enti locali sono solitamente molto più sensibili alle rivendicazioni e alle proteste dei tassisti, in grado di bloccare la circolazione delle città per giorni in caso di proteste.

Le proteste
Dopo l’approvazione del decreto praticamente tutte le categorie interessate hanno iniziato a organizzare scioperi e proteste: taxi, autotrasportatori, ferrovieri, farmacisti, avvocati e benzinai. Sui giornali di oggi, per esempio, si legge che gli avvocati hanno minacciato di sospendere le udienze e le difese d’ufficio se il parlamento non modificherà alcune delle norme che li riguardano nel decreto: in particolare l’abolizione delle tariffe (sostituite da preventivi non vincolanti per tutte le categorie professionali tranne quelle mediche) e l’ingresso di soci di capitale (non avvocati) negli studi professionali.

foto: FILIPPO MONTEFORTE/AFP/Getty Images