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  • giovedì 16 febbraio 2012

Cameron tenta di tenersi la Scozia

Il premier britannico è andato a Edimburgo offrendo concessioni e autonomia, per convincere gli elettori scozzesi a votare contro l'indipendenza dal Regno Unito

17.55 – David Cameron ha offerto alla Scozia maggiore autonomia e libertà se i suoi cittadini rigetteranno il referendum sull’indipendenza. Cameron non ha specificato quali poteri lo stato centrale è pronto a devolvere alla Scozia, suscitando così l’irritazione del premier scozzese Salmond: «Di quello parleremo dopo il referendum, quando la Scozia avrà preso questa decisione fondamentale». Cameron, come era previsto, nel corso del suo discorso a Edimburgo ha elencato i problemi che la Scozia dovrebbe affrontare se fosse indipendente dal Regno Unito: la perdita di influenza internazionale, la necessità di costruire un proprio esercito. Quindi ha proposto un trasferimento di poteri simile a quello che Salmond vorrebbe inserire nel referendum, una maggiore autonomia sulle questioni di politica interna senza formale indipendenza.

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Oggi il primo ministro britannico David Cameron è in visita a Edimburgo, dove incontrerà il suo omologo scozzese Alex Salmond e dove tornerà a parlare della delicata vicenda del referendum sull’indipendenza scozzese. Ieri Cameron ha rilasciato una dichiarazione in cui si è detto disposto a fare tutto il possibile per difendere l’unità del Regno Unito, dicendo che questa è garanzia per tutti di forza, sicurezza e ricchezza, e sottolineando come l’eventuale uscita dal Regno Unito causerebbe alla Scozia una notevole perdita di peso politico internazionale, come la rappresentanza al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite.

Secondo Julliette Jowit, analista politica del Guardian, il discorso di Cameron punterà a mettere sotto pressione l’elettorato scozzese. In questa direzione va anche la richiesta di anticipare il più possibile le consultazioni, che le autorità scozzesi vorrebbero organizzare nella seconda metà del 2014, facendole coincidere con la fine del mandato di Salmond e soprattutto con il 700esimo anniversario della vittoria scozzese nella battaglia di Bannockburn del 1314. Il governo scozzese vorrebbe anche poter abbassare di due anni – da 18 a 16 – l’età minima per la partecipazione al voto, nonché poter proporre agli scozzesi una seconda opzione oltre alla vera e propria indipendenza, ovvero un aumento dell’autonomia e dei poteri del parlamento. Stando infatti ai risultati di una consultazione online su YouGov, il 60 per cento degli scozzesi sarebbe favorevole a un potenziamento dell’autonomia del paese e dei poteri del parlamento, mentre soltanto il 40 percento si è dichiarato favorevole a una vera e propria indipendenza.

Stando alle anticipazioni diffuse all’Associated Press e pubblicate oggi dal New York Times, nel discorso che terrà a Edimburgo Cameron insisterà anche sul valore ideale e emotivo della questione: «Per me questa non è una questione semplicemente politica, strategica o di calcolo ma piuttosto una questione di testa, di cuore e di anima. L’unità del nostro paese è minacciata, e tutti coloro che ci tengono sono chiamati a prendere posizione».

Ponendo il problema in questa ottica, Cameron cercherà soprattutto di tenere fuori dal dibattito sul referendum le questioni energetiche e economiche, che stanno alla base della volontà scozzese di staccarsi dal Regno Unito. Nella stessa direzione va la volontà inglese di convincere gli scozzesi a formulare il referendum su una sola possibilità, l’indipendenza vera e propria, senza vie di mezzo.

La Scozia vuole un po’ di indipendenza

foto: Andrew Milligan – WPA Pool/Getty Images

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