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  • domenica 12 Febbraio 2012

Occupy UK è finito?

Il movimento di protesta è in forte crisi, e con le Olimpiadi di Londra 2012 potrebbe scomparire del tutto

Sono passati solo alcuni mesi da quando il movimento contro la finanza internazionale e il capitalismo “Occupy” ha cominciato a occupare anche le strade e le piazze del Regno Unito, dopo quelle di Spagna e Stati Uniti. Era l’autunno del 2011 e “Occupy London”, insieme a “Occupy UK”, sembrava un movimento influente e destinato addirittura ad allargarsi, anche grazie a supporter di rilievo come il cantante dei Radiohead, Thom Yorke.

Poi, però, come scrive il Guardian, qualcosa non è andato più per il verso giusto. In primo luogo c’è stato l’arrivo dell’inverno, che ha scoraggiato non pochi attivisti dal rimanere a dormire in strada. Ma qualcosa sembra essersi perso anche nel movimento, che è rimasto senza capi né punti di riferimento e ha perso l’orientamento. D’altronde, come aveva già scritto lo stesso Guardian qualche mese fa, quando il movimento sembrava in forte ascesa, il rischio era quello di non avere obiettivi precisi né idee chiare per il futuro che andassero oltre l’occupazione dei luoghi pubblici. A questo proposito, al movimento si sono unite sempre di più le persone più deboli della società, come i senzatetto: questi sono molto tenaci, perché, non sapendo dove altro andare, non vogliono lasciare le aree occupate. Alcuni esponenti di Occupy UK rimangono anche oggi contrari all’interruzione completa delle proteste, e vorrebbero negoziare lo sgombero dei campi con le autorità per far rimanere solo presidi simbolici e continuare la loro battaglia in altre forme.

Ma gli sgomberi proseguono e i campi Occupy sono sempre di meno: in autunno, c’erano in tutto il Regno Unito quasi 30 campi, dall’Inghilterra alla Scozia e persino all’Irlanda del Nord. Oggi invece si contano sulle dita di una mano. La settimana scorsa sono scomparse le ultime tende a Exeter, Bristol e Edimburgo. Oggi si sono arresi i manifestanti assiepati davanti alla cattedrale di Sheffield, visto che il loro campo sarebbe stato comunque sgomberato dalla polizia tra pochi giorni e la chiesa aveva dato loro un ultimatum che sarebbe scaduto domani.

Per ora rimangono ancora attivi i campi di Nottingham, dove però i manifestanti stanno già pensando a un modo di interrompere l’accampamento, Margate (nel Kent) e Norwich, dove il movimento ha già deciso di abbandonare l’area nel centro della città occupata nelle ultime settimane e spostarsi da qualche altra parte. E poi c’è Londra, dove rimane il presidio davanti alla cattedrale di St. Paul, che però potrebbe essere sgomberato dalla polizia già da martedì prossimo. Nella capitale rimangono occupati anche una piccola area a Finsbury Square e un ex tribunale nelle vicinanze (secondo la Criminal Law Act del 1977, uno stabile in Regno Unito si può occupare se è disabitato e soprattutto se non bisogna forzare l’ingresso).

Questo declino, scrive il Guardian, si è già visto in altri paesi come la Spagna, e sta avvenendo anche negli Stati Uniti. Alcuni manifestanti non vogliono mollare, e dicono ad esempio che senza il movimento Occupy il manager della Royal Scotland Bank (RBS) Stephen Hester, non avrebbe mai rinunciato ai suoi bonus milionari: una rinuncia che è arrivata dopo le dure critiche dell’opinione pubblica ma anche di vari esponenti politici, visto che RBS è ancora una banca pubblica, dopo un recente salvataggio dal fallimento.

Resta un altro grosso problema per Occupy UK, che forse potrebbe mettere veramente fine al movimento. Tra qualche mese ci sono le olimpiadi di Londra: le autorità britanniche hanno dichiarato che questi presidi e accampamenti mettono a repentaglio la sicurezza nazionale favorendo infiltrazioni di gruppi di terroristi, uno su tutti Al Qaeda, e dunque, come ha detto il ministro degli interni britannico Theresa May, dovranno essere smantellati.

foto: Matt Cardy/Getty Images