Che cosa succede in Rai

Perché la nomina di ieri del sostituto di Minzolini, Alberto Maccari, è diventato un caso politico e come funziona l'azienda

Ieri il consiglio di amministrazione della RAI ha nominato come direttore del Tg1 Alberto Maccari, 64 anni, che ha una lunga carriera in RAI e allo stesso Tg1 (ne è stato vicedirettore per molti anni). Dal 2009 era direttore della sezione dei telegiornali regionali della RAI. La direzione dei TGR è passata ad Alessandro Casarin, che era già condirettore insieme con Maccari. Maccari era direttore temporaneo dal 6 dicembre scorso, dopo che Augusto Minzolini era stato rimosso dall’incarico a causa di un rinvio a giudizio per peculato per una storia di presunto utilizzo improprio di una carta di credito aziendale messagli a disposizione dalla RAI (il processo dovrebbe iniziare il prossimo 8 marzo).

Alberto Maccari sarebbe dovuto andare in pensione lo scorso 4 gennaio: la nomina a direttore del Tg1 è quindi temporanea ed è subordinata a una proroga del suo contratto fino al 31 dicembre 2012. Ma nella vicenda del nuovo direttore del Tg1 è emerso anche un dissenso molto grave tra i nove consiglieri che formano il consiglio di amministrazione della RAI.

Come funzionano gli organi direttivi della RAI
La RAI è formalmente una società per azioni che ha la concessione dallo Stato del servizio pubblico televisivo. Il suo organo di governo è il consiglio di amministrazione, formato da nove consiglieri, e con uno statuto particolare rispetto a quello delle norme italiane per le società per azioni. Sette sono nominati dalla Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, detta “Commissione di vigilanza RAI”, che è formata da 40 deputati e senatori e il cui presidente è tradizionalmente assegnato all’opposizione parlamentare (attualmente è il senatore del PD Sergio Zavoli). Altri due consiglieri sono nominati dal Ministero dell’Economia (che è l’azionista di maggioranza della RAI, con oltre il 99 per cento delle azioni). La carica di consigliere, rinnovabile, ha durata triennale. Il Ministero dell’Economia indica anche il direttore generale (da maggio 2011, Lorenza Lei, 51 anni, che è considerata vicina al PdL e ha una lunga carriera in RAI alle spalle) e il presidente del consiglio di amministrazione (dal 2009 Paolo Garimberti, ex giornalista di Repubblica), che poi devono essere comunque votati dai consiglieri.

La nomina di Maccari
Ad ogni votazione, quindi, rischiano di formarsi contrapposizioni nel consiglio di amministrazione che rispecchiano le divisioni politiche, al di là delle questioni di merito. Da tempo si parla della necessità di sottrarre la RAI dal controllo dei partiti politici, con un recente dibattito a cui hanno partecipato tra gli altri Giorgio Gori e Agostino Saccà. Dieci giorni fa, quando è stato ospite della trasmissione televisiva Che tempo che fa, il presidente del Consiglio Mario Monti aveva annunciato possibili azioni di riforma della RAI nel prossimo futuro (prima, invece, aveva definito la questione come non tra le priorità del governo). Intanto, nel consiglio di amministrazione avvengono divisioni con inevitabili strascichi polemici: il lato più particolare delle polemiche è che i consiglieri, di nomina politica, e i leader dei partiti protestano per azioni che metterebbero in pericolo l’indipendenza dell’azienda.

La nomina di Maccari, ieri, è avvenuta a maggioranza: il suo nome è stato proposto dal direttore generale Lorenza Lei, e per lui hanno votato i cinque consiglieri considerati vicini all’ex maggioranza PdL-Lega (Antonio Verro, Guglielmo Rositani, Angelo Maria Petroni, Giovanna Bianchi Clerici e Alessio Gorla). Contro gli altri quattro, tra cui anche il presidente Garimberti. Maccari è considerato vicino al PdL, mentre Casarin alla Lega: i consiglieri del centrosinistra si sono detti contrari a questa nomina, che hanno interpretato come uno “scambio” tra i due partiti dell’ex maggioranza, criticando anche il fatto che Maccari sia una soluzione estremamente temporanea per la sua situazione contrattuale.

Dopo il voto, infatti, sono cominciate le polemiche: Garimberti ha accusato Lorenza Lei di aver infranto non precisati “patti” presi a dicembre, pubblicando un comunicato polemico che inizia dicendo che “a forza di star chiusi nel Palazzo della Rai si perde la sintonia con il Paese”. Lorenza Lei ha risposto con un altro comunicato in cui nega che le nomine siano state politiche. Bersani ha detto che queste decisioni “stanno distruggendo l’azienda”, e simili proteste sono arrivate da Di Pietro e Vendola; alle accuse ha risposto il capogruppo del PdL in Senato Maurizio Gasparri, difendendo le nomine di ieri. La protesta più clamorosa è stata quella del consigliere Nino Rizzo Nervo, 58 anni, che si è dimesso inviando una lettera a Garimberti.

foto: Cosima Scavolini/Lapresse