I numeri sull’aborto

Una ricerca mostra che le interruzioni volontarie di gravidanza sono in aumento soprattutto nell'Europa dell'est e le leggi restrittive non aiutano a contenerle

Raccogliere dati affidabili sulle interruzioni volontarie di gravidanza non è facile per molte ragioni. In molti paesi esiste una forte condanna morale, che spinge le donne a negare di aver effettuato un aborto. In altri paesi è persino vietato praticare delle interruzioni di gravidanza – che avvengono comunque, ma clandestinamente –  e non ci sono quindi dati e ricerche ufficiali al riguardo. Un grafico dell’Economist riporta i risultati di una ricerca scientifica pubblicata sulla rivista medica Lancet che, basandosi su molteplici fonti, fa il punto della situazione sull’aborto nel mondo nel 2008, mettendo i dati a confronto con ricerche simili realizzate nel 2003 e nel 1995. Secondo l’articolo di Lancet, dopo un calo negli anni Novanta il tasso di aborti praticati è rimasto stabile: siamo passati da 29 aborti ogni mille donne (dai 15 ai 44 anni) nel 2003, a 28 aborti nel 2008. L’Europa dell’est ha il più alto tasso di aborti nel mondo, 43 ogni mille donne. Non è escluso, naturalmente, che l’aumento rilevato dai dati si debba almeno in parte a un aumento delle interruzioni di gravidanza legali. La ricerca mostra anche che nei paesi che adottano leggi molto restrittive, il numero degli aborti non è in calo ed è invece molto alto il tasso di aborti pericolosi, ovvero non praticati da personale qualificato o in ambienti idonei. In Africa gli aborti pericolosi sono il 97 per cento, in America Latina il 95 per cento, il 40 per cento in Asia, il 15 in Oceania e il 9 per cento in Europa. Negli Stati Uniti la percentuale è inferiore allo 0,5 per cento. Il grafico dell’Economist mostra solo alcuni dei dati della ricerca.

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