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  • lunedì 26 dicembre 2011

Oggi inizia Kwanzaa

La storia della festa di sette giorni, ideata nel 1966, che ricorda le radici culturali della comunità afroamericana degli Stati Uniti

Oggi è il primo giorno della festa di Kwanzaa, ideata nel 1966 da uno dei leader del movimento per i diritti degli afroamericani negli Stati Uniti, Maulana Karenga. La festa dura sette giorni, ogni anno dal 26 dicembre fino al primo gennaio, e nelle intenzioni del fondatore vuole riavvicinare le comunità afroamericane statunitensi alle loro radici culturali nel continente africano. La festa non è celebrata in nessun paese dell’Africa.

Il nome Kwanzaa deriva dalla lingua swahili o kiswahili, una delle più diffuse nel continente africano e parlata nella parte centro-orientale dell’Africa (è una delle lingue ufficiali in Kenya, Uganda e Tanzania). In swahili, kwanza (con una sola “a”) significa “primo frutto”. In molti paesi africani esistono da sempre festività in occasione del primo raccolto dell’anno.

La festa, come ideata da Karenga, dedica ciascuno dei sette giorni a un diverso “principio” che guida le celebrazioni, che si chiamano in lingua swahili Umoja, Kujichagulia, Ujima, Ujamaa, Nia, Kuumba e Imani e corrispondono a “unità”, “autodeterminazione”, “lavoro e responsabilità collettiva”, “economia cooperativa”, “scopo”, “creatività” e “fede”. Il significato di Kwanzaa non è in primo luogo religioso e non intende contrapporsi ad altre festività (in primo luogo, naturalmente, il Natale) anche se nelle opere di Karenga degli anni Sessanta e Settanta si potevano trovare frasi e pensieri esplicitamente contrari al cristianesimo, presentato come la “religione dei bianchi”. Il simbolo principale della festa sono sette candele colorate, che vengono accese una per volta, la sera, durante la settimana. Oggi alcune comunità religiose cristiane con una larga partecipazione di afroamericani organizzano celebrazioni per Kwanzaa all’interno delle attività della chiesa.

L’ideatore della festa, Maulana Karenga, è nato con il nome di Ronald McKinley Everett e oggi ha 70 anni. È stato uno dei leader più impegnati nel black power movement degli anni Sessanta, che chiedeva maggiori diritti e maggiore autonomia politica e culturale per la comunità afroamericana degli Stati Uniti. Nel 1965 è stato tra i fondatori dell’organizzazione US (da us, inglese per “noi”, ma anche dalla sigla degli Stati Uniti), che diventò famoso per i suoi scontri durissimi, anche fisici, con il più celebre gruppo delle Pantere Nere.

Karenga è anche una figura controversa: nel 1971 venne condannato insieme ad altre due persone per avere sequestrato e torturano due donne dell’organizzazione US, accusate di organizzare un attentato contro di loro. Rimase in carcere fino al 1975, provocando la sospensione delle attività del gruppo, che riprese dopo la sua scarcerazione e continua ancora oggi.

La festa di Kwanzaa ha comunque avuto successo nelle comunità afroamericane degli Stati Uniti a partire dagli anni Settanta. Il New York Times se ne occupò per la prima volta nel 1971, e negli ultimi anni le poste statunitensi hanno dedicato a Kwanzaa due francobolli. Negli ultimi anni però, con la diminuita popolarità dei movimenti di consapevolezza culturale degli afroamericani nati negli anni ’60-’70, la diffusione delle celebrazioni per Kwanzaa sembra essere molto diminuita. In un articolo pubblicato oggi sul Miami Herald, uno scrittore del Progressive Media Project, legato al periodico progressista e pacifista The Progressive, scrive che quest’anno 18 milioni di persone (più di un terzo degli afroamericani statunitensi) inizieranno le celebrazioni.

foto: AP Photo/John Amis

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