Cosa farà il governo

Tagli alla spesa, liberalizzazioni, mercato del lavoro: sui giornali di oggi ci sono molte cose interessanti, a cominciare dall'intervista di Elsa Fornero al Corriere

La lettura dei giornali di oggi fornisce diversi elementi utili alla comprensione dell’iniziativa del governo nel prossimo anno, una volta approvata definitivamente la manovra economica d’emergenza. C’è una lunga e interessante intervista al ministro del Welfare, Elsa Fornero, che apre il Corriere della Sera, che letta insieme ad altri articoli contribuisce a dare un’idea – per adesso ancora generica e superficiale, ma coerente – dei prossimi capitoli che il governo Monti affronterà.

Roberto Petrini scrive su Repubblica che dopo una manovra in cui il fronte delle entrate è composto quasi esclusivamente da nuove tasse, il governo vuole passare al taglio della spesa pubblica. In questo momento la spesa pubblica italiana ha raggiunto il livello senza precedenti di 480 miliardi di euro, “troppo per essere sostenibile e troppo sperequata per aderire a tutti i crismi dell’equità”, distribuita a metà tra governo centrale ed enti locali. Il governo sarebbe intenzionato a introdurre due nuove norme, allora: un blocco che impedisca alla spesa pubblica di aumentare oltre il 50 per cento della crescita del prodotto interno lordo, valido sia per il governo che per gli enti locali, e uno sfoltimento di sconti ed esenzioni fiscali, che oggi sono 720 e costano all’Italia 253 miliardi di euro. “Nel complesso”, scrive Petrini, si potrebbero risparmiare circa 10 miliardi aggiuntivi”. La prima norma era stata proposta dal senatore del PD Enrico Morando. Queste misure permetterebbero anche di rivedere la politica dei tagli lineari applicata dal ministro Tremonti, distribuendo meglio i risparmi.

Poi c’è il fronte della crescita e dello sviluppo. I capitoli fondamentali sono mercato del lavoro e liberalizzazioni. Del primo tema parla oggi il ministro Elsa Fornero a Enrico Marro, sul Corriere della Sera. Fornero annuncia interventi sui regimi pensionistici speciali – militari, magistrati – e sulle casse degli ordini professionali e poi arriva al punto.

«Penso che un ciclo di vita che funzioni è quello che permetta ai giovani di entrare nel mercato del lavoro con un contratto vero, non precario. Ma un contratto che riconosca che sei all’inizio della vita lavorativa e quindi hai bisogno di formazione, e dove parti con una retribuzione bassa che poi salirà in relazione alla produttività. Insomma, io vedrei bene un contratto unico, che includa le persone oggi escluse e che però forse non tuteli più al 100% il solito segmento iperprotetto».

I sindacati non ci stanno a toccare l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.
«Sono abbastanza anziana per ricordare quello che disse una volta il leader della Cgil, Luciano Lama: “Non voglio vincere contro mia figlia”. Noi, purtroppo, in un certo senso abbiamo vinto contro i nostri figli. Ora non voglio dire che ci sia una ricetta unica precostituita, ma anche che non ci sono totem e quindi invito i sindacati a fare discussioni intellettualmente oneste e aperte».

I cambiamenti entrerebbero in vigore gradualmente, quindi applicandosi soltanto ai nuovi assunti. C’è altro lavoro da fare sulla manovra, comunque. Sempre il Corriere della Sera scrive che “è in preparazione un’appendice alla stessa per correggere e completare alcuni capitoli, dalle pensioni alle frequenze televisive, dall’Imu alle liberalizzazioni”, e questa appendice dovrebbe finire nel decreto milleproroghe di fine anno. Dovrebbero finirci dentro la riduzione delle penalizzazioni per i lavoratori precoci che vanno in pensione prima dei 62 anni, i pensionamenti dei lavoratori licenziati a pochi anni dal raggiungimento dell’età pensionabile, forse pure l’asta sulle frequenze televisive digitali libere e le liberalizzazioni di farmacie e taxi.

foto: Mauro Scrobogna /LaPresse