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  • mercoledì 14 dicembre 2011

Qual è la capitale della Birmania?

Ha un nome complicato, un sacco di spazio, una storia notevole e delle foto molto belle

Nel novembre del 2005, la giunta militare che era al potere in Birmania fino a pochi mesi fa annunciò improvvisamente che la capitale del paese sarebbe stata spostata nell’arco di pochi giorni da Yangon (Rangoon) a una nuova località circa 320 km a nord. Gran parte degli abitanti del paese non ne era a conoscenza, ma da anni, con l’aiuto di ingegneri cinesi, la giunta militare stava costruendo una nuova capitale in una remota area di foreste di bambù e campi di canna da zucchero. Le date dell’inaugurazione e della proclamazione del nuovo nome della città, Naypyidaw (pronunciata “néipidò”, circa) o “città dei re”, furono scelte dai militari consultando i loro astrologi di fiducia (l’astrologia, insieme alla magia nera, era un’ossessione dei generali).

(Perché i generali birmani si vestirono da donna)

I generali hanno lasciato il potere a marzo scorso al primo governo civile da molti anni, e sembra essersi aperto un periodo di cambiamento per il paese e di maggior apertura democratica, sottolineato dalla storica visita del segretario di Stato statunitense Hillary Clinton in Birmania di pochi giorni fa. E la visita di Hillary Clinton è iniziata proprio con l’atterraggio all’aeroporto di Naypyidaw.

Il motivo della costruzione di una nuova capitale dal nulla, in un’area del paese difficile da raggiungere, dove le malattie tropicali sono endemiche e i cellulari non ricevevano segnale sembrava essere soprattutto la volontà di isolamento e la paura di improbabili attacchi militari statunitensi, da parte di una giunta militare che governava il paese da decenni e che aveva sviluppato la fissazione per la segretezza e un crescente distacco dalla realtà. A Naypyidaw gli edifici principali, come il palazzo presidenziale e il parlamento (che si è riunito a gennaio per la prima volta dopo vent’anni), sono circondati da un fossato che si attraversa con una serie di ponti, e sono molto distanziati gli uni dagli altri per difendersi meglio da attacchi aerei.

Una delle caratteristiche urbanistiche principali della capitale, infatti, è il grande uso di spazi aperti: la strada principale della capitale ha venti corsie, e la zona degli hotel (la città è organizzata in “zone”: quella degli hotel, quella dei ristoranti, quella degli edifici governativi) è composta da cinque o sei diverse strutture di accoglienza sparse lungo un’autostrada lunga tre chilometri, con ampie zone lasciate alla vegetazione. Nonostante i grandi spazi, la città appare quasi completamente vuota ai pochi visitatori occidentali. Come racconta il New York Times, molti edifici sono ancora in costruzione, il traffico è scarsissimo e quasi tutte le attività commerciali hanno come unici clienti i funzionari governativi.

La Birmania è uno dei paesi più poveri dell’Asia, e i paesi rurali vicini a Naypyidaw continuano a essere privi dei servizi essenziali e delle strade asfaltate che danno un’apparenza di ordine alla nuova capitale. I militari non hanno mai dichiarato le spese sostenute per la costruzione di Naypyidaw, ma secondo un esperto il costo complessivo deve essere stato intorno ai 4 miliardi di dollari, finanziato in larga parte con la vendita di molte risorse naturali del paese e con i permessi di concessioni governative alle grandi aziende che hanno lavorato alla costruzione.

Un altro problema a Naypyidaw è la noia: una delle attrazioni principali è il grande zoo, che ha dozzine di animali, tra cui tigri bianche, zebre e canguri. Nella città vivono anche alcuni elefanti albini, considerati un simbolo di potere e di prosperità. Oltre allo zoo (prezzo di ingresso: 10$ per i visitatori stranieri, 1$ per i locali, un terzo del salario giornaliero) c’è un parco a tema, che nelle intenzioni delle autorità è dedicato a rinfrancare lo “spirito patriottico”, con giochi d’acqua e musica occidentale (ma con il testo in birmano). Oltre a questi, ci sono pochi svaghi per gli abitanti di Naypyidaw, come mostrò un documentario francese realizzato pochi mesi fa.

(Le comiche regole del regime militare birmano)

Secondo Thant Myint-U, uno storico birmano intervistato dal New York Times, il paese ha una lunga storia di città costruite dai governanti e in cui i cittadini sono più o meno costretti a trasferirsi: Mandalay, oggi la seconda città del paese dopo Yangon per importanza e per popolazione, fu fondata nel 1857 nella Birmania centrosettentrionale da re Mindon, che costrinse a trasferircisi i suoi ministri e i membri della corte incontrando una fortissima resistenza. Anche a Naypyidaw i funzionari sono stati costretti al trasferimento dopo l’inaugurazione della capitale, per molti mesi senza che le loro famiglie potessero raggiungerli.

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