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  • domenica 27 Novembre 2011

Oggi si vota in Egitto

Si aprono le urne mentre si continua a manifestare: il quadro politico è molto frammentato e il sistema elettorale molto tortuoso

Lunedì 28 novembre in Egitto si vota per le prime elezioni dalla caduta del regime di Hosni Mubarak e domenica, la vigilia delle elezioni, le mobilitazioni di Piazza Tahrir sono arrivate sabato al loro decimo giorno consecutivo. I manifestanti sono insoddisfatti della nomina da parte del Consiglio Supremo delle forze armate del nuovo premier Kamal al Ganzouri e proseguono le proteste: i dimostranti chiedono le dimissioni della giunta militare e la formazione di un governo di «salvezza nazionale».

Il nome che più circola in Piazza Tahrir è quello di Mohamed ElBaradei, che è stato per mesi uno dei più forti contestatori del regime e ha sostenuto con forza le recenti proteste antigovernative. È stato direttore dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica dal 1997 al 2009 e nel 2005 ha vinto il premio Nobel per la pace insieme alla stessa agenzia, per il lavoro svolto nel campo della riduzione del numero di testate nucleari presenti al mondo. È stato uno dei principali sostenitori delle riforme democratiche, tanto che già dal 2009 riceve forti pressioni per candidarsi alla presidenza alle elezioni. Ieri, in serata, ElBaradei si è recato a Piazza Tahrir e ha annunciato di essere pronto a rinunciare alle proprie ambizioni presidenziali per fare ciò che, da subito, chiedono i dimostranti. ElBaradei ha dichiarato di essere pronto a guidare un governo di salvezza nazionale «a condizione che il governo disponga di tutte le prerogative per gestire il periodo di transizione, ristabilire la sicurezza, rilanciare l’economia e realizzare gli obiettivi della rivoluzione egiziana».

Nel frattempo il premier incaricato Kamal el Gazouri ha dichiarato di avere come priorità quella di riportare la sicurezza e la stabilità per le strade del Paese e nell’economia. E ha incontrato lo stesso Mohamed ElBaradei. Hussein Tantawi, capo delle forze armate, ha ribadito che il voto legislativo di domani prenderà avvio come previsto, ha dichiarato che la «missione» delle forze armate non cambierà nella nuova costituzione egiziana e che non ci saranno emendamenti che ne modificheranno lo status.

Come si vota
Sono cinquanta milioni gli egiziani chiamati alle urne, ma si prevede che non pochi attivisti sceglieranno l’astensione in segno di dissenso verso i generali al potere. Il voto porterà alla creazione di un Parlamento con l’incarico di scrivere entro il 2012 la nuova Costituzione. La legge elettorale prevede un sistema misto maggioritario-proporzionale con l’assegnazione di un terzo dei seggi a candidati indipendenti. L’Egitto è stato diviso in 189 collegi elettorali: 129 per l’Assemblea del Popolo (Maglis al-Shabab, o Camera Bassa, con 498 seggi) e 60 per il Consiglio della Shura (Camera Alta con 270 seggi). Gli eletti dovranno a loro volta nominare un gruppo ristretto di rappresentanti cui sarà affidato il compito specifico di scrivere la Costituzione. Si voterà per zone geografiche in tre turni: lunedì e martedì al Cairo, Alessandria, Luxor e Porto Said, il 14 dicembre a Suez, Aswan, Ismaylia e il 3 gennaio nel Sinai e sulla costa mediterranea.

Il sistema elettorale presentato dalla giunta militare è molto complicato e Ahmed Samih, capo dell’organizzaizone egiziana Andalus che monitorerà il voto, ha dichiarato che la tempistica riflette problemi di logistica: «Non ci sono abbastanza polizia e giudici per controllare tutti i seggi contemporaneamente. Hanno separato le elezioni di Camera Alta e Camera Bassa perché vogliono vedere come andrà il primo voto per controllare il secondo».

I partiti
Il panorama politico che si presenterà alle elezioni di domani è molto frammentato con un totale di 40 partiti (la metà dei quali sono nati dopo la rivoluzione di gennaio) e, semplificando, 4 coalizioni: i partiti islamisti, i liberali, i partiti giovanili e quelli di sinistra.

Il partito islamista Hurreya ua Adala, “Libertà e Giustizia”, è il braccio politico del Fratelli musulmani, con un riferimento ai principi dell’Islam e un orientamento economico di stampo liberale. Il maggior successo del partito è tra le grandi masse di poveri sia delle città che delle campagne grazie alle iniziative sociali e sanitarie che ha portato avanti da tempo in queste aree. Il loro leader è Mohamed Mursi. Alla destra di “Libertà e Giustizia” c’è il partito della corrente religiosa musulmana dei salafiti (Hozb al-Nour, “Partito della Luce”): il loro slogan è «il popolo vuole il volere di Dio». Nel programma dei salafiti non c’è spazio per le minoranze: è previsto il divieto per i cristiani (10 per cento della popolazione) di diventare giudici o ministri e per le donne in parlamento di non parlare in pubblico o rivolgere la parola agli uomini.

I partiti liberali egiziani (come Al Wafd e Ghad) sono stati fondati da politici che si sono formati all’estero, in Europa e negli Stati Uniti e puntano all’applicazione nel Paese dei sistemi occidentali: iniziativa economica privata, libertà di espressione, controllo minimo da parte dello Stato sul mercato. I partiti giovanili sono una decina, nati tutti dai ragazzi scesi in Piazza durante la rivoluzione. Tra i partiti di sinistra, i maggiori sono “Unione progressista”, Karama, il Partito dei comunisti e il Partito libero e portano avanti un programma legato a nazionalizzazioni, riforme sociali e fine delle privatizzazioni.

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