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  • sabato 5 Novembre 2011

La manifestazione del PD a Roma

Oggi c’è stata a Roma, in piazza San Giovanni, una manifestazione del Partito Democratico, intitolata “RiCostruzione – In nome del popolo italiano”. Repubblica dice che i partecipanti sono stati “centinaia di migliaia”. Per portare i manifestanti a Roma sono stati organizzati una quindicina di treni speciali e centinaia di pullman.

Le cronache riferiscono che il sindaco di Firenze Matteo Renzi è stato accolto da fischi (ma anche da applausi) al suo arrivo alla manifestazione. Circa un’ora prima c’erano stati momenti di tensione quando qualche decina di persone con bandiere gialle con la scritta “Moderati per il centrosinistra” si erano posizionate sotto al palco. Altri manifestanti hanno gridato insulti e li hanno invitati ad andarsene.

Prima del discorso di Bersani è stato proiettato un videomessaggio di François Hollande, prossimo sfidante del partito socialista francese alle presidenziali 2012. Poi ha parlato il leader della SPD (il partito socialdemocratico tedesco) Sigmar Gabriel, che ha iniziato l’intervento in un discreto italiano prima di passare al tedesco.

Che cosa ha detto Bersani

Dopo un accenno alle alluvioni di Genoa, dal palco di piazza San Giovanni il segretario del Partito Democratico, Pier Luigi Bersani, ha espresso la sua solidarietà ai 5 esponenti del PD aggrediti «vigliaccamente» due giorni fa a Roma da alcuni estremisti di destra e ha lanciato un’accusa molto forte contro «quei delinquenti fascisti che girano ancora a Roma coccolati e impuniti», provocando la reazione del sindaco Gianni Alemanno: «A Roma non c’è nessun estremista, né di destra né di sinistra, che viene coccolato».

Nel suo discorso, Bersani si è concentrato inizialmente sulla crisi dell’euro e dell’economia italiana, scagliandosi contro il governo Berlusconi che «ha ridicolizzato l’Italia in campo internazionale». «L’euro è il futuro e non si tocca», ha sottolineato, perché la malattia non è l’euro ma «l’Europa delle destre, l’Europa azzoppata dalle destre. L’Europa della signora Merkel e del signor Sarkozy», responsabili per Bersani della attuale crisi economica per come hanno gestito l’emergenza della Grecia.  Appellandosi alla vocazione europeista di «di Spinelli, di De Gasperi, di Prodi», Bersani ha esortato le forze progressiste e della sinistra ad alzare la bandiera dell’Europa e ha promesso che il PD restituirà la «dignità perduta» all’Italia. «Tocca a noi – ai democratici, ai socialisti, ai liberali veri– rifare l’Europa. E farla più democratica, sovrana, giusta, libera», esortando Bruxelles ad avere un occhio più attento al Mediterraneo, troppo spesso bistrattato, secondo Bersani.

Per quanto riguarda la politica interna, Bersani non ha fatto alcun accenno a Matteo Renzi, che ha lasciato la manifestazione durante il suo intervento giustificandosi così su Twitter: «Come sanno tutti in città ho una cerimonia a Firenze nell’anniversario di Giorgio La Pira. Per noi è una cosa importante…». In un passaggio creativo molto discusso, Bersani ha detto che “pensiamo che la comunicazione sta alla politica come la finanza sta all’economia: utili entrambe, buone, indispensabili: ma non possono prendere il comando, non possono dettare il compito!”. Bersani si è poi scagliato contro l’irresponsabilità del governo Berlusconi, del quale ha chiesto ancora le dimissioni, contro la destra in carica (“tutta chiacchiere e distintivo”, citazione dal film Gli intoccabili) e ha promesso nuove regole del mercato del lavoro contro la precarietà.

Per il futuro, Bersani ha ribadito il suo no «a ribaltoni o soluzioni di piccolo cabotaggio», ma ha anche lanciato un appello ai partiti di centro per uscire dalla crisi: «Un patto tra moderati e progressisti, per sostenere la riscossa dell’Italia, per sconfiggere il rischio che viene dalla peggiore destra d’Europa». Per Bersani, tuttavia, il PD resta «il primo partito del Paese» e non sarà mai la ruota di scorta di chicchessia, perché ha «fatto passi avanti nella costruzione di un centrosinistra di governo; sia nel lavoro programmatico, sia per l’allestimento di un meccanismo del tutto nuovo che garantisca la stabilità della maggioranza parlamentare, sia per i percorsi di partecipazione popolare, per l’indicazione della leadership del centrosinistra e sia, infine, per una proposta politica comune aperta alle forze moderate».