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  • giovedì 27 Ottobre 2011

Siamo 7 miliardi

Le Nazioni Unite hanno stabilito che il 31 ottobre sarà il "Day of 7 Billion"

L’organizzazione delle Nazioni Unite che si occupa di ricerche demografiche (United Nations Population Fund, UNFPA) ha stabilito che il 31 ottobre la popolazione umana raggiungerà i sette miliardi di persone.

Nel 1999, l’allora segretario delle Nazioni Unite Kofi Annan posò per le telecamere e i fotografi nel centro maternità di un ospedale del centro di Sarajevo, con un bambino avvolto in fasce nato quattro minuti dopo la mezzanotte del 12 ottobre. Adnan Nevic fu dichiarato l’abitante della Terra numero sei miliardi. A differenza di dodici anni fa, quest’anno non verrà scelto il settemiliardesimo nato: le Nazioni Unite hanno creato un progetto, 7 Billion Actions, per proporre un approccio più “collettivo” alla data. Sul sito del progetto si trova anche un contatore della popolazione terrestre.

Secondo le stime delle Nazioni Unite, la popolazione umana ha impiegato dodici anni ad aumentare di un miliardo di persone, dal 1999 al 2011. Aveva impiegato dodici anni anche per passare da cinque a sei miliardi di abitanti, dal 1987 al 1999: questo significa che il tasso di crescita della popolazione è diminuito, perché se tra il 1987 al 1999 c’è stata un aumento da cinque a sei miliardi di abitanti (ovvero del 20%), tra il 1999 e il 2011 la crescita è stata del 16,7%. Il tasso di crescita della popolazione umana è in costante diminuzione dal 1962-1963, quando raggiunse il massimo storico del 2% annuo, e oggi è stimato intorno all’1,1%.

La popolazione mondiale ha avuto una crescita senza precedenti nel corso degli ultimi decenni: ha raggiunto 1 miliardo solo all’inizio dell’Ottocento, e poi ha impiegato comunque quasi 120 anni per arrivare a due. Negli ultimi cinquant’anni, poi, è passata da due a sette miliardi.

Un traguardo molto ipotetico
La cifra di sette miliardi non è frutto di un censimento della popolazione globale (che ogni stato compie autonomamente, a intervalli che possono arrivare a essere di diversi decenni in alcuni stati africani), ma di stime e proiezioni numeriche effettuate tenendo conto del numero medio di figli per donna nei diversi paesi del mondo e del tasso di mortalità.

Il 12 ottobre 1999 fu indicato come giorno approssimativo in cui la popolazione mondiale raggiunse i sei miliardi, e Adnan Nevic fu una scelta simbolica dell’UNFPA. Ma gli studiosi di demografia erano divisi, e lo sono ancora oggi, sul reale numero degli abitanti della Terra e sulle modalità con cui calcolarlo. Il Census Bureau degli Stati Uniti, ad esempio, stima che il traguardo dei sette miliardi sarà raggiunto solo il prossimo marzo.

In realtà, anche le Nazioni Unite sono coscienti delle difficoltà, come spiega un articolo sul New Scientist che raccoglie alcune critiche al “Day of 7 Billion”. Il direttore della sezione Popolazione del Dipartimento degli Affari Economici e Sociali, Hania Zlotnik, difende la scelta della data del 31 ottobre, ma aggiunge che “un intervallo di qualche mese o anche di un anno potrebbe essere un ragionevole margine di incertezza”.

I demografi possono commettere due errori opposti: uno è quello di sottostimare il numero degli abitanti della Terra: anche le nazioni più sviluppate ammettono che i loro censimenti possano non tener conto di una percentuale della popolazione che può arrivare al 3 per cento e si sospetta che in Cina milioni di nascite, soprattutto nelle zone rurali, siano tenute nascoste per sfuggire alla politica del figlio unico in vigore nel paese dalla fine degli anni Settanta, che prevede multe e svantaggi per le coppie che non rispettano le regolamentazioni per limitare la natalità.

L’altro errore è quello della sovrastima. Secondo Wolfgang Lutz, direttore del Vienna Institute of Demography, questo è il caso delle previsioni delle Nazioni Unite che hanno portato alla dichiarazione del “Day of 7 Billion”. Nelle sue stime, il traguardo dei sette miliardi sarà raggiunto solo nei primi mesi del 2013, o addirittura nel 2020: per ciascuno di questi periodi si può esprimere solamente una probabilità, con una formula come “c’è il 75% di probabilità che nei primi mesi del 2013 la popolazione umana raggiunga i sette miliardi”. La principale causa dell’errore delle Nazioni Unite, secondo Lutz, è il netto calo della fertilità femminile negli ultimi anni, che si è dimezzato rispetto al 1950.

foto: INDRANIL MUKHERJEE/AFP/Getty Images