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  • domenica 16 ottobre 2011

Il giorno dopo a New York

Gli esiti delle manifestazioni di ieri là dove tutto è cominciato

Le manifestazioni di protesta internazionali di ieri si sono svolte anche in molte città degli Stati Uniti, in particolare a New York, Chicago e Los Angeles, quando qui era già passato il peggio, per via del fuso orario. A New York, dove sono stati arrestati 92 manifestanti, le proteste sono cominciate nel primo pomeriggio, quando al grido di “Noi siamo il 99 per cento” circa 5mila persone del movimento “Occupy Wall Street” si sono messe in marcia da Zuccotti Park verso una Times Square blindata dalla polizia.

Durante la marcia una manifestante e tre poliziotti sono rimasti feriti in piccoli tafferugli. Successivamente, decine di manifestanti hanno provato a occupare la filiale di Citibank vicino a Washington Square, dove circa un migliaio di persone aveva cercato di accamparsi senza successo. Durante l’occupazione di Citibank sono state arrestate 24 persone, tra cui la ragazza di questo video: nonostante dichiari di essere una cliente, viene fermata con modi molto violenti: secondo i manifestanti nella banca sarebbero rimaste bloccate decine di persone dagli impiegati della filiale che avrebbero sbarrato le uscite, non permettendo loro di uscire.

Intanto a Chicago sono state arrestate altre 175 persone dopo essersi rifiutate di abbandonare il Grant Park (il parco del primo discorso di Barack Obama da presidente degli Stati Uniti) prima dell’orario di chiusura fissato per le 23. A Los Angeles, invece, circa 5mila persone hanno protestato davanti al municipio della città, mentre a Pittsburgh sono scesi in strada circa 2mila manifestanti, inneggiando slogan contro il capitalismo e la finanza degli Stati Uniti e del mondo.

In un editoriale pubblicato oggi dal New York Times e intitolato “America’s primal scream”, Nicholas Kristof ha lodato le azioni dei manifestanti statunitensi e si è chiesto perché gli americani non comprendano le ragioni del movimento “Occupy Wall Street”, a differenza di altri moti rivoluzionari come la Primavera araba. Eppure, come ha dimostrato uno studio della CIA, la forbice tra ricchi e poveri negli Stati Uniti è pari a quella di Tunisia ed Egitto. Senza contare che i 400 americani più ricchi del paese hanno lo stesso patrimonio dei 150 milioni di cittadini americani più poveri e che durante la crescita economica della presidenza di George W. Bush (dal 2002 al 2007), il 65 per cento degli utili del paese è andato all’1 per cento della popolazione. Dunque, Kristof si augura che il movimento prosegua nei suoi intenti, senza perdere di vista le elezioni del 2012, perché «le disuguaglianze sono il cancro del benessere americano».