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  • venerdì 14 Ottobre 2011

Come finisce una guerra

Il New York Times racconta i molti problemi della transizione in corso in Afghanistan

La settimana scorsa, il 7 ottobre, è stato il decimo anniversario della guerra in Afghanistan, la più lunga della storia degli Stati Uniti. A giugno il presidente americano Barack Obama ha annunciato il ritiro di 33mila soldati entro l’estate del 2012. Di questi, diecimila torneranno a casa già entro la fine di quest’anno. Oggi il New York Times racconta come l’esercito americano sta gestendo questo difficile periodo di transizione a partire da quello che succede in un avamposto sulle montagne al confine con il Pakistan.

Molto di quello che il Pentagono spera di ottenere in Afghanistan, prima di ritirare la maggior parte delle sue truppe, può essere visto da questo picco sabbioso, dove i rischi e le ambizioni che guidano gli ultimi sforzi di ricostruire una nazione straniera sono ugualmente visibili. L’avamposto è stato costruito sei mesi fa. Arrampicato su un crinale al confine col Pakistan e abitato da soldati americani e afghani, guarda diversi villaggi sotto il controllo dei talebani e dei combattenti della rete Haqqani. Le montagne chiudono la vallata al di sotto, la cosiddetta scodella Naka, rendendola uno dei rifugi più sicuri per i terroristi.

Gli Stati Uniti iniziarono la guerra in Afghanistan spinti da molte ambizioni, spiega il New York Times: esportare la democrazia, sviluppare un forte governo centrale e un apparato di sicurezza in grado di difenderlo, ridurre i traffici di eroina del paese, costruire infrastrutture e promuovere l’istruzione. La maggior parte di questi obiettivi è sfumata, con gradi diversi, nel corso del tempo. Ora l’unico obiettivo davvero rimasto sembra essere quello della transizione, a sua volta appesantito da molti interrogativi.

L’avamposto di Observation Post Twins, nel nord della provincia Paktika, si trova a oltre 2.500 metri sul livello del mare. Era stato costruito con un unico scopo: consentire agli americani di portare soldati afghani nella valle. Nelle prossime settimane, prima che inizi l’inverno, passerà progressivamente sotto il controllo esclusivo dell’Afghanistan. Il comandante Craig A. Halstead passerà i bunker sotto il suo controllo all’esercito afghano e i suoi soldati torneranno nell’avamposto della vicina Zerok. Lì costruiranno una stazione di polizia dove si trasferiranno forze del governo afghano.

«Questa è la terza volta che ci proviamo», racconta Halstead. «Le prime due volte, quando la polizia è arrivata a Naka, è stata fermata dai combattenti di Haqqani». L’ultima volta la stazione di polizia fu anche distrutta e i terroristi minacciarono gli abitanti del villaggio dicendo che li avrebbero uccisi se avessero aiutato la polizia a ricostruirla. Poi, una volta che gli operai se ne furono andati, la fecero saltare in aria del tutto. Stavolta, prima di iniziare a costruire qualsiasi cosa, gli americani si sono piazzati nell’avamposto di Observation Post Twins, che è a una distanza raggiungibile dal fuoco d’artiglieria pesante.

Una volta che la stazione sarà stata costruita, aggiunge il tenente Sidney E. Talley, la polizia afghana inizierà a pattugliare la zona e tenterà di stringere un rapporto di vicinanza e fiducia con gli abitanti dei villaggi. Per il momento l’avamposto resta comunque uno dei più pericolosi, tanto che anche solo per darsi il cambio della guardia di notte i soldati americani devono attraversare un dirupo molto pericoloso, per evitare le imboscate. Sono così abituati a essere sotto tiro, racconta il New York Times, che pochi giorni fa vedendo un elicottero Hawk avvicinarsi sventatamente a un punto da cui spesso i terroristi di Haqqani sparano hanno commentato: «Siete impazziti? Volete farci saltare in aria?».

In questo clima di tensione, gli ufficiali americani parlano di solito di «pazienza tattica»: una strategia che consiste nell’evitare di essere troppo aggressivi per non rischiare scontri che potrebbero mettere in pericolo anche i civili. Restano comunque molti gli interrogativi. Per esempio: nessuno sa se davvero le forze di polizia locali riusciranno a controllare gli scontri una volta che gli americani se ne saranno andati. Alcuni sostengono che potrebbero farsi corrompere, altri che finirebbero per essere annientati. Gli americani possono contare su una serie di strumenti tecnologici molto avanzati che gli afghani invece non avranno a loro disposizione. Non hanno i radar che consentono di intercettare gli eventuali attacchi in arrivo e localizzare la loro posizione e non hanno le radio e i satelliti che consentono di coordinare le operazioni dell’artiglieria.

Ci sono poi una serie di dubbi anche sugli aspetti più semplici della transizione. L’avamposto di Observation Post Twins è rifornito quotidianamente di acqua, munizioni, batterie e cibo da elicotteri, perché le strade che lo collegano a Orgus, la città più vicina, sono piene di bombe e sede di possibili imboscate. L’ultimo tratto poi, da Zerok alla cima in cui si trova l’avamposto, è una scarpinata di tre ore sul letto di un fiume. Senza gli elicotteri americani, non è scontato che gli afghani riusciranno a sostenersi da soli. «Non penso che resisteranno per più di un inverno», ha detto al NYT un ufficiale americano che ha chiesto di non essere nominato.