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  • mercoledì 12 Ottobre 2011

Gli Stati Uniti accusano l’Iran di voler uccidere l’ambasciatore saudita

Il governo americano dice di aver scoperto un piano terrorista ordito da funzionari iraniani e narcos messicani

Il procuratore generale degli Stati Uniti Eric H. Holder Jr. ha annunciato ieri la scoperta di un complicato piano per uccidere l’ambasciatore dell’Arabia Saudita negli Stati Uniti. Il piano avrebbe previsto anche che il cartello della droga messicano dei Los Zetas (che avrebbe dovuto fornire i killer per l’attentato all’ambasciatore al prezzo di 1,5 milioni di dollari) bombardasse l’ambasciata israeliana a Washington e le ambasciate saudita e israeliana in Argentina. Inoltre, i Los Zetas sarebbero stati coinvolti in un accordo collaterale che prevedeva di trasportare tonnellate di oppio dal Medioriente al Messico.

I personaggi coinvolti nel piano sarebbero un cittadino iraniano-statunitense, Mansur J. Arbabsiar, 56 anni, che viveva da molti anni a Corpus Christi (Texas) e lavorava rivendendo auto usate, e Gholam Shakuri, che secondo il Dipartimento di Giustizia è un membro della Quds Force, un’unità speciale all’interno delle Guardie della Rivoluzione iraniane. Arbabsiar è stato arrestato lo scorso 29 settembre all’aeroporto JFK di New York, nella città in cui deve affrontare un’incriminazione federale, mentre Shakuri è latitante e si crede che sia in Iran. Poco dopo l’annuncio del Dipartimento di Giustizia, il Dipartimento del Tesoro ha annunciato sanzioni economiche contro cinque persone, tra cui quattro membri della Quds Force, che il governo statunitense ha classificato come organizzazione terroristica nel 2007.

Secondo quanto ha detto il procuratore generale Holder, un’operazione dell’FBI dal nome in codice “Chevrolet” ha scoperto che il piano era approvato da membri del governo iraniano, e in particolare dagli alti gradi della Quds Force. Non è chiaro con precisione quali membri del governo o delle Guardie della Rivoluzione fossero al corrente del progetto.

La vicenda
L’indagine iniziò lo scorso maggio, quando un informatore della DEA (Drug Enforcement Administration, l’istituzione governativa statunitense per la lotta al narcotraffico) con contatti tra i capi del cartello messicano dei Los Zetas venne avvicinato da un conoscente iraniano di sua zia di Corpus Christi, Mansur Arbabsiar. Arbabsiar credeva che l’informatore fosse un membro del cartello, e gli propose di utilizzare i suoi legami con i Los Zetas per fare attacchi terroristici negli Stati Uniti.

A giugno e a luglio, Arbabsiar continuò a parlare dei dettagli con l’informatore, che aveva avvisato le autorità statunitensi. Le conversazioni al telefono e di persona, in Messico, furono registrate. Arbabsiar disse che avrebbe pagato 1,5 milioni di dollari ai Los Zetas per uccidere l’ambasciatore saudita in un ristorante di Washington. Ai primi di agosto, mentre si trovava in Iran in visita, Arbabsiar fece un primo pagamento di circa 100.000 dollari sul conto dell’informatore, e a settembre tornò a Città del Messico per fare da “garanzia” che gli iraniani avrebbero pagato il resto della somma dopo la morte dell’ambasciatore.

A questo punto il governo messicano, su richiesta degli Stati Uniti, negò il permesso di ingresso a Arbabsiar e lo fece imbarcare su un volo di linea con scalo a New York, dove venne arrestato.

Le reazioni
Holder ha detto che gli Stati Uniti “sono obbligati a considerare l’Iran responsabile delle sue azioni”. L’ambasciatore iraniano all’ONU ha detto che il suo paese è “oltraggiato” dalle accuse, e ha negato con forza qualsiasi coinvolgimento nelle vicende in una lettera al segretario generale delle Nazioni Unite, Ban Ki-moon. I rapporti tra i due paesi rimangono molto tesi. Il presidente Obama, secondo funzionari della Casa Bianca, ha chiamato l’ambasciatore saudita negli Stati Uniti, Adel al-Jubeir, per esprimere la propria solidarietà.

Le proteste che hanno portato alla caduta di molti regimi autoritari in Nordafrica e Medioriente hanno fatto aumentare gli attriti tra Iran e Arabia Saudita, entrambi interessati ad aumentare la propria influenza nelle nuove e instabili situazioni politiche che si sono create. Tuttavia, non è chiaro il motivo preciso che avrebbe spinto a progettare l’omicidio dell’ambasciatore saudita. Secondo i pareri di molti specialisti dell’Iran interpellati dal New York Times, inoltre, il piano denunciato dal procuratore generale è una novità assoluta nel modo di operare dell’Iran nei confronti degli Stati Uniti: le autorità del paese islamico non ordinano operazioni come assassinii e attentati negli Stati Uniti da oltre trent’anni.

L’ambasciatore saudita negli Stati Uniti, Adel al-Jubeir.
foto: NICHOLAS KAMM/AFP/Getty Images