Le intercettazioni di Berlusconi che obbligano alle dimissioni

Almeno in un paese civile: e non hanno a che fare con la vita privata o discutibili scelte personali

Siamo consapevoli che le telefonate, in alcuni passaggi, mettono a rischio la privacy delle persone coinvolte: ma la decisione opposta, non pubblicarle, diventerebbe una forma di autocensura e di copertura e impedirebbe ai lettori di conoscere fatti e comportamenti rilevanti sul piano della politica e del costume. Il Corriere, tuttavia, tratta le telefonate con la dovuta cura: evitando i passaggi più pesanti o volgari, come le dettagliate descrizioni a sfondo sessuale. Per rispetto di chi legge, oltre che degli intercettati.

Così il Corriere della Sera introduce oggi la pubblicazione di molte intercettazioni che coinvolgono il Presidente del Consiglio: ed è condivisibile questo approccio. È indubbio che c’è molto nelle telefonate diffuse dai magistrati di Bari che non attiene a ragioni di indagine se non nella generica versione, buona per ogni cosa, che ognuna di quelle conversazioni aggiunge dettagli utili alla comprensione dello scenario. Ed è indubbio che la pubblicazione sui media – sui giornali, nelle conversazioni recitate in tv, negli audio messi in rete – di alcune di quelle conversazioni si rivolge più a umani voyeurismi che non a reali responsabilità di informazione dei cittadini, e poco ha a che fare col “giornalismo”.
Ma a leggerle, è indubbio che in quelle conversazioni siano descritte anche non solo pratiche personali avvilenti e atteggiamenti privati di squallida sgradevolezza – che è bene gli elettori conoscano, ma forse non a qualsiasi costo e con qualsiasi mezzo di violazione della privacy, antica questione – ma anche modi inaccettabili di intendere e gestire il proprio ruolo, le proprie funzioni, le proprie responsabilità. E in questi casi, per il bene comune prevale l’informazione sulla discrezione: abbiamo selezionato, dalle gran paginate di dialoghi diffusi oggi (che potete trovare ovunque) di selezionare quello che una democrazia non può consentire ai propri leader (soprassedendo anche sulle ipotesi di reato sull’uso della prostituzione o le incoerenze politiche di queste scelte). Quello che i difensori del PresdelCons non possono far ricadere nell’alibi della “vita privata” o “scelte personali”.

Berlusconi a Tarantini, sull’invitare a una festa Carlo Rossella e “Fabrizio Del Noce il direttore della fiction di Reteuno della Rai”:
«Così le ragazze sentono che c’è qualcuno che ha il potere di farle lavorare (…) Sono persone che possono far lavorare chi vogliono. Ecco quindi le ragazze hanno l’idea di essere di fronte a uomini che possono decidere del loro destino. Ecco l’unico ragazzo sei tu, gli altri sono dei vecchietti però hanno molto potere»

Berlusconi a Tarantini che gli propone di rientrare a Milano insieme a lui sull’aereo del governo con Maryshtell Polanco:
«Vuoi venire… Se volete venire insieme a Milano si può»
Tarantini il giorno dopo:
«È impazzita su tutto, l’aereo, la casa, i filmati, i regali, la simpatia, le barzellette…»

Tarantini a Berlusconi sugli invitati a una festa da organizzare:
«Vabbè presidente se riesce anche a chiamare Bertolaso, così lo coinvolgeremmo…».
Berlusconi: «Ecco! Mi sembrava che ci fosse qualcuno da chiamare… Sì, sì appunto, ecco vedi, Bertolaso ecco. Va bene, chiamo Bertolaso!»

Tarantini a Maria Grazia Capone, dopo che lei aveva passato una notte ad Arcore:
«Ma perché, gliel’hai detto, del Parlamento?»
Capone: «Nooo! Però lui per me ha parlato delle regioni, delle regionali»

(foto Mauro Scrobogna / Lapresse)