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  • venerdì 22 luglio 2011

La canzone contro Bashar al Assad

siria

C’è una canzone che nelle ultime settimane è diventata il simbolo della protesta in Siria. Nessuno sa bene chi l’abbia scritta, ma tutti la cantano nelle manifestazioni che continuano ogni giorno nelle varie città. Si intitola “Vattene Bashar” – Bashar al Assad è il contestato presidente della Siria – e il ritornello fa più o meno così: «Ehi Bashar, ehi bugiardo. Siano maledette le tue parole, la libertà è alle porte. Vattene, Bashar, vattene».

L’inno contro Assad ha acquistato forza da quando lo scorso 4 luglio un uomo è stato ritrovato morto nel fiume Orontes con la gola tagliata e senza le corde vocali pochi giorni dopo essere comparso in un video su Youtube in cui cantava proprio quella canzone. «La cantano in tutto il paese», ha detto al New York Times un ex ufficiale della Guardia Repubblicana che è passato dalla parte dei manifestanti. Alcuni video su Youtube mostrano le immagini dell’uomo ritrovato morto nel fiume, con una grossa ferita all’altezza della gola. I manifestanti dicono che si tratta di Ibrahim Qashoush e accusano la polizia di avergli anche sparato dopo averlo ucciso tagliandogli la gola e dopo avergli tolto le corde vocali. «Gli hanno tagliato le corde vocali!», ha raccontato al NYT un abitante di Hama «può esistere un simbolo più grande di questo del potere della parola?».

L’autore più probabile della canzone è uno studente ed elettricista part time Abdel-Rahman, 23 anni, che l’avrebbe inventata insieme ad altre perché stufo di sentire i soliti canti durante le manifestazioni per le strade di Hama. Come molti altri giovani siriani, anche lui ha perso alcuni familiari durante la repressione del 1982 ordinata dal padre di Bashar al-Assad, l’allora presidente della Siria. Nel frattempo però la rivolta resta molto frammentata e il governo continua a reprimere con violenza tutte le manifestazioni. Ieri l’esercito ha attaccato Homs, la terza città più grande della Siria, uccidendo almeno altre 40 persone. Dall’inizio delle proteste lo scorso marzo, ne sono già morte più di 1500.

foto: Moises Saman, New York Times)

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