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  • martedì 5 Luglio 2011

La storia della “struttura Delta”

E perché se ne parla di nuovo, quando tutto era stato già raccontato e indagato nel 2007

di Francesco Costa

Da qualche giorno Repubblica sta pubblicando un’inchiesta che accusa alcuni attuali e passati dirigenti RAI di aver lavorato contro l’interesse della loro azienda per favorire invece quello di Mediaset e di Silvio Berlusconi. L’inchiesta è basata sulle trascrizioni – e i file audio, pubblicati online – di alcune intercettazioni telefoniche effettuate nel corso di un’indagine giudiziaria tra la fine del 2004 e la primavera del 2005. La storia è importante, ed è importante raccontarla dall’inizio, con le puntate precedenti.

Da dove comincia tutto
Il 29 settembre del 2005 viene arrestato Luigi Crespi, sondaggista ed ex collaboratore di Silvio Berlusconi, noto soprattutto per aver lavorato alla campagna elettorale del 2001 (quella del famoso “contratto con gli italiani”, ripreso dalla campagna di Larry Hunter per i repubblicani statunitensi nel 1994). Crespi viene arrestato per bancarotta fraudolenta aggravata, accusato dalla procura di Milano di avere sottratto fondi a una sua holding, la Hdc-Datamedia, fallita a marzo del 2004 lasciando un buco da 35 milioni di euro. La sentenza di primo grado dovrebbe arrivare il prossimo ottobre: l’accusa ha chiesto per Crespi una condanna a 8 anni di carcere. La RAI non ha niente a che fare con questo processo. Ma indagando sul fallimento di Hdc gli inquirenti intercettarono e registrarono, tra le molte altre cose, alcune conversazioni tra Luigi Crespi e Deborah Bergamini.

Chi è Deborah Bergamini
Nata nel 1967, Deborah Bergamini faceva la giornalista alla Nazione e per l’agenzia Bloomberg. Nel 1999 conobbe Berlusconi e divenne sua consulente per la comunicazione. Nel 2002, durante il secondo governo Berlusconi, cominciò la sua carriera in RAI. Prima vice direttore marketing, poi consigliere di amministrazione di RAI International, poi consigliere di amministrazione di RAI Trade, poi dal 2004 direttore marketing della RAI. Nel 2008, a seguito della storia che stiamo raccontando, Bergamini sarà costretta a lasciare la RAI e sarà candidata – ed eletta – alla Camera nelle liste del Popolo della Libertà.

Le telefonate di Deborah Bergamini
Deborah Bergamini non è personalmente coinvolta nel caso Crespi. Gli inquirenti, però, si rendono conto che “è a conoscenza delle vicende della società Hdc”. Per questo i pm decidono di intercettare le sue telefonate. Il contenuto di queste telefonate, intercettate e trascritte tra la fine del 2004 e la primavera del 2005, emerge alla fine del 2007. E c’è già tutto quello di cui si sta parlando adesso. Tra il 21 e il 22 novembre del 2007 infatti Repubblica raccontò di come nei cosiddetti “brogliacci” di quelle conversazioni ci fossero i contatti tra Bergamini e Mauro Crippa, dirigente di Mediaset, e di come i due si confrontassero e concordassero reciprocamente i palinsesti. Si leggeva di come in occasione della morte di Karol Wojtyla Bergamini fosse preoccupata per un forte astensionismo dei cattolici alle immediatamente successive elezioni amministrative. Di come, in occasione dei risultati di quelle elezioni stravinte dal centrosinistra, Bergamini e l’allora direttore generale della RAI, Flavio Cattaneo, avessero dato istruzioni di fare “più confusione possibile per camuffare la loro portata”. Di varie telefonate tra Bergamini, Del Noce, allora direttore di Raiuno, e i loro omologhi in Mediaset e Canale 5. Di come Bergamini e Clemente Mimun, all’epoca direttore del Tg1, parlassero della necessità di “fare gioco di squadra” con Mediaset allo scopo di favorire il presidente del Consiglio. Scrivono Walter Galbiati ed Emilio Randacio il 21 novembre 2007, in un articolo che sembra di oggi:

Le due superpotenze nazionali della tv, che dovrebbero competere aspramente per la conquista dell’audience, fare a gara nella pubblicazione di servizi esclusivi, in realtà si scambiano informazioni sui palinsesti. Concordano le strategie informative nel caso dei grandi eventi della cronaca. Orchestrano i resoconti della politica. Su tutto, la grande mano di Silvio Berlusconi e dei suoi collaboratori, che quotidianamente tessono la tela, fanno decine, centinaia di telefonate, si scambiano notizie, organizzano fino ai più piccoli dettagli.

Il caso “Raiset”
Succede di tutto. L’AGCOM apre un’istruttoria e Corrado Calabrò, suo presidente, parla di un duopolio che “ha favorito lo scambio d’informazioni con legami informali tra le due parti e una simmetria che ne ha facilitato la collusione”. L’allora direttore generale della RAI, Claudio Cappon, apre un’indagine interna: una pratica che non ha poteri sanzionatori e che si conclude con una relazione al direttore generale e al CdA, e una serie di audizioni da parte del comitato etico dell’azienda. La RAI sospende Deborah Bergamini dal suo incarico e chiede alla procura di Milano di acquisire gli atti dello scandalo, che la stampa chiama “caso Raiset”. Ma in quei giorni, un editoriale di Ezio Mauro conia l’espressione che adesso ci è più familiare. Da Repubblica del 22 novembre 2007.

La realtà è che in questo Paese ha operato e probabilmente sta operando da anni una vera e propria intelligence privata dell’informazione che non ha uguali in Occidente, un misto di titanismo primitivo e modernità, come spesso accade nelle tentazioni berlusconiane. Potremmo chiamarla, da Conrad, “struttura Delta”. Un’interposizione arbitraria e sofisticatissima, onnipotente perché occulta come la P2, capace di realizzare un’azione di “spin” su scala spettacolare, offuscando le notizie sgradite, enfatizzando quelle favorevoli, ruotando la giornata nel senso positivo per il Cavaliere.

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