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  • lunedì 6 Giugno 2011

Com’è andata a finire con la scuola Rinascita

Il ministro Gelmini ha rinnovato la sperimentazione degli istituti di cui avevamo parlato dieci giorni fa

di Marco Campione

Il ministro Gelmini ha firmato mercoledì scorso il decreto che rinnova la sperimentazione per la Scuola-Laboratorio, la rete di scuole composta da Rinascita-Livi di Milano, don Milani di Genova e Pestalozzi di Firenze. Ne avevo parlato proprio sul Post, descrivendo le ragioni per le quali questa firma è importante; ragioni che travalicano la sperimentazione in sé e hanno una valenza nazionale. Ecco perché ho chiesto nuovamente ospitalità per raccontare ai lettori com’è andata a finire ed esprimere alcuni auspici per il futuro.

Come ho detto, era proprio la valenza nazionale di quel progetto che rendeva incomprensibile il fatto che il ministro temporeggiasse, ma anche l’inerzia con la quale alcuni esponenti del centrodestra hanno in un primo momento accompagnato il temporeggiare di Gelmini o l’opposizione esplicita a quel progetto di chi ha il compito di dirigere la scuola in Lombardia, Giuseppe Colosio. Colosio in particolare aveva espresso a gran voce e pubblicamente il suo parere contrario, nonostante un pezzo significativo anche del centrodestra considerasse quell’esperienza importante. A proposito, chi scrive non è mai stato tenero con la deputata del PdL Valentina Aprea, in particolare per il suo sostegno incondizionato alle politiche scellerate di questo ministro, e permangono ragioni politiche di un dissenso profondo. Devo però dare atto ad Aprea di aver dimostrato coerenza, impegnandosi in prima persona per spiegare al ministro perché Colosio aveva torto. Sarebbe bello fosse sempre questo lo spirito con il quale si affrontano le scelte politiche più significative: consapevolezza delle differenze anche profonde e attenzione all’interesse generale. Lo dico – sia chiaro – pensando a tutte le forze politiche.

Per quel che riguarda il futuro, resta da fare una considerazione importante. Con i tempi che corrono poter godere di un piccolo contingente di risorse aggiuntive è un privilegio del quale bisogna essere innanzi tutto consapevoli (e so che i lavoratori di quelle tre scuole lo sono profondamente) e di conseguenza bisogna essere responsabili. Essere responsabili significa svolgere una funzione “sociale”, che in questo caso significa mettersi ancor di più in gioco nel rapporto con l’intero sistema di istruzione. Questo è da oggi l’impegno aggiuntivo che verrà richiesto alla Scuola-Laboratorio: ritagliarsi sempre più un ruolo di servizio verso tutte le scuole del loro territorio, mettendo a disposizione di esse i risultati delle loro ricerche, il patrimonio di capacità e competenze di cui dispongono, la spinta innovativa di cui sono portatrici.

Perché questo avvenga molto dipende da chi lavora in quelle scuole, a cominciare dai Dirigenti per arrivare a tutto il personale e anche – perché no – da chi gode del privilegio di mandare il proprio figlio in scuole così. Ma non devono essere lasciati soli. Dovranno essere aiutati dalle direzioni scolastiche regionali: per quel che riguarda Toscana e Liguria non ci saranno problemi, ma spero con tutto il cuore che anche in Lombardia si possa presto arrivare ad un chiarimento con Colosio, che potrà così valutare quanto quella scuola rappresenti per lui – per tutti noi – un patrimonio inestimabile: se se ne è resa conto la Gelmini, che è addirittura arrivata a sconfessarlo esplicitamente, potrà farlo anche lui, che di scuola capisce molto più del ministro.

Dovranno essere aiutati anche dagli Enti locali e dalle regioni, che instaurando un costante rapporto con esse potranno agevolare il fatto che quell’esperienza sia estesa progressivamente a tutte le scuole, facendo venir meno la necessità anche di quel piccolo contingente aggiuntivo di personale, poiché sarà l’intero sistema a funzionare diversamente (formazione iniziale e in servizio adeguate, reclutamento profondamente rinnovato, valutazione…). Ed è qui che però entra in gioco il ruolo del governo nazionale, per il quale temo che ci sarà da aspettare che cambi l’inquilino di Viale Trastevere. È infatti evidente che questa esperienza può prosperare e germogliare altrove solo con una impostazione politica e culturale diversa da quella gelminiana. Con una diversa politica scolastica quanto qui auspicato potrà avvenire, uscendo definitivamente dalla logica della sperimentazione: serve una forte fiducia nell’autonomia, la scelta definitiva per l’organico funzionale, un modo oculato di investire le risorse in istruzione. Dove però entrambi i termini abbiano senso: oculato, ma anche investire.

Marco Campione è responsabile della Scuola per il Partito Democratico in Lombardia.