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  • venerdì 13 Maggio 2011

I feriti di Kandahar

I talebani hanno lanciato un'offensiva di attentati nella città afgana, e l'ospedale si riempie

Nell’ultima settimana i talebani hanno intensificato gli attentati in Afghanistan, minacciando di uccidere i funzionari del governo e chiunque collabori con la coalizione internazionale. L’attacco più grave si è verificato sabato scorso, quando ventisette talebani hanno cercato di prendere il controllo di Kandahar: servendosi di armi da fuoco e veicoli pieni di esplosivo, e lanciando una serie di attacchi suicidi, hanno assalito alcuni palazzi governativi, tra cui la sede dei servizi segreti, il palazzo della provincia e il quartier generale della polizia. Secondo il governatore della provincia, tredici terroristi sono stati uccisi dalla polizia e sette si sono fatti esplodere. Gli altri sette sono stati arrestati e ora si trovano in carcere. Almeno due poliziotti e un civile sono stati uccisi, una quarantina di persone è stata ferita ed è stata portata all’ospedale di Myrvais a Kandahar; almeno venti persone sono state ricoverate, di queste tre si trovano in condizioni critiche.

Il presidente afghano Hamid Karzai ha detto che l’attacco era una vendetta per la morte di bin Laden ma Qari Yousef Ahmadi, un portavoce dei talebani, ha detto all’Associated Press che l’attentato era stato pianificato da mesi. Gli attacchi suicidi dei talebani e gli scontri con la polizia sono continuati nei giorni successivi, uccidendo una bambina, una decina di soldati afghani e un militare della coalizione internazionale.

Le foto mostrano alcune persone rimaste ferite nei recenti attentati dei talebani ricoverate nell’ospedale di Myrvais. L’ospedale è gestito dallo Stato ed è finanziato per il 70 per cento dalla Croce Rossa, che fornisce anche uno staff permanente di circa 30 medici su 500. Ha circa 350 posti letto, che sono spesso insufficienti a causa dell’enorme quantità di persone che si rivolgono all’ospedale, provenienti anche dalle province vicine: si tratta quasi sempre di feriti di guerra, e molti di loro sono bambini.