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  • martedì 26 aprile 2011

Ancora dubbi su Ciancimino

Il testimone diceva di custodire i suoi documenti in una cassetta di sicurezza che però non esiste

Le procure di Palermo e Caltanissetta potrebbero presto contendersi la competenza del procedimento

I giornali di oggi riportano una nuova notizia riguardo Massimo Ciancimino e la sua attendibilità, dopo il suo arresto della settimana scorsa per calunnie nei confronti dell’ex capo della polizia Gianni De Gennaro. Ciancimino è accusato di avere contraffatto uno dei documenti che ha consegnato alla procura di Palermo come prova dell’esistenza di una trattativa tra lo Stato e la mafia negli anni Novanta: il nome di De Gennaro sarebbe stato aggiunto al documento successivamente alla iniziale redazione del manoscritto. L’arresto di Ciancimino ha riportato d’attualità il dibattito sulla sua attendibilità, che coinvolge opinionisti e commentatori ma anche diverse procure italiane. Oggi quel dibattito si arricchisce di un nuovo elemento.

Durante le testimonianze rese da Ciancimino durante le udienze a Palermo e a Caltanissetta, il figlio dell’ex sindaco di Palermo aveva detto più volte di possedere dei documenti mai consegnati alle autorità che custodiva in una cassetta di sicurezza in Liechtenstein. Questi documenti avrebbero provato nuovi rapporti e relazioni tra mafia e politici. Alle ripetute richieste delle procure di produrre i documenti, Ciancimino prendeva tempo “accampando difficoltà varie”, scrive oggi sul Corriere Giovanni Bianconi. I pm, “stanchi di aspettare”, hanno allora avviato una rogatoria in Liechtenstein per accedere ai documenti. La risposta è stata lapidaria, scrive Bianconi: “presso la Liechtenstein Landesbank, l’istituto di credito che secondo Ciancimino jr custodiva parte dei segreti lasciatigli in eredità da suo padre, non esistono cassette di sicurezza intestate alla società indicata dal testimone”.

Questi fatti stanno facendo emergere anche le tensioni tra la procura di Palermo e quella di Caltanissetta. La prima è quella di Antonio Ingroia, che ha disposto l’arresto di Ciancimino dopo essere stata quella che gli aveva dato più credito. La seconda, quella di Caltanissetta, era stata la prima a inquisire Ciancimino per calunnia – senza arrestarlo – beccandosi le critiche dei colleghi. Il procuratore di Caltanissetta, Sergio Lari, ha detto di trovare «quanto meno ingenerosa l’affermazione del collega Ingroia secondo cui loro avrebbero agito con maggiore determinazione rispetto ad altri uffici giudiziari, cioè il nostro. Voglio solo ricordare che siamo stati noi a individuare da molto tempo i profili di inattendibilità e di possibile calunnia a carico di Massimo Ciancimino, e a condividere tutti questi elementi con gli altri magistrati interessati. Noi siamo stati sempre leali, e se altri avessero mostrato una lealtà almeno pari alla nostra, anche l’ultima vicenda che ha portato all’arresto di Ciancimino avrebbe assunto contorni diversi. Sono davvero sconcertato da ciò che è accaduto».

Lo stesso concetto appare nelle parole di Lari riportate da Repubblica – «Un anno fa, quando dicevamo certe cose su Ciancimino, i colleghi di Palermo erano su posizioni diametralmente opposte» – che sono arricchite da un’ulteriore frase: «Non capisco come all’improvviso siano diventati competenti i colleghi di Palermo». La procura di Caltanissetta, avendo indagato per prima Ciancimino per calunnia, potrebbe presto rivendicare la competenza nel procedimento nei suoi confronti. La procura di Palermo risponderà picche, dice Giovanni Bianconi sul Corriere. “Con la conseguenza di un formale conflitto davanti alla Procura generale della Corte di Cassazione”.

foto: AP Photo/Alessandro Fucarini

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