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  • venerdì 22 aprile 2011

Le bugie di Greg Mortenson

Uno scrittore e operatore umanitario americano racconta di essere stato rapito dai talebani, ma poi gioca con le parole

Greg Mortenson è un ex alpinista e scrittore di successo statunitense, coautore del bestseller Three Cups of Tea. Ha viaggiato molto nell’Asia Centrale e ha fondato una organizzazione, il Central Asia Institute, che si occupa di istruzione e filantropia in Pakistan e Afghanistan. Domenica scorsa, il programma “60 Minutes” della rete americana CBS ha avanzato dubbi su alcuni degli episodi più avventurosi che Mortenson racconta della sua esperienza in Asia. In uno di questi dice di essersi perso durante una spedizione che stava tornando indietro dopo aver fallito nell’impresa di raggiungere la cima del K2; vagava da solo e disidratato quando era stato soccorso e ospitato dagli abitanti di un piccolo villaggio di nome Korphe. Da quell’episodio di generosità sarebbe nata la sua volontà di dedicarsi all’attività umanitaria in quelle regioni.

In un altro, di essere stato rapito per alcuni giorni da un gruppo di talebani, anni dopo, mentre si trovava nel Waziristan, una regione montuosa al confine tra Pakistan e Afghanistan. La CBS ha anche indagato sul numero di scuole effettivamente costruito dal suo progetto umanitario e sulla gestione dei fondi della sua organizzazione. Il Central Asia Institute ha sede a Bozeman, la cittadina di 40.000 abitanti del Montana dove vive Mortenson. I documenti fiscali dichiarano che, nel 2009, gestiva 54 scuole in Afghanistan per un totale di 28.475 studenti, in gran parte ragazze. La trasmissione ha detto di aver visitato almeno trenta di queste scuole, trovandone circa la metà vuote o costruite da qualcun altro.

L’episodio sta mettendo in imbarazzo la grande casa editrice Viking, che ha pubblicato Three Cups of Tea nel 2006 . L’azienda ha dichiarato che intende rivedere il contenuto del libro insieme all’autore. L’Economist racconta che le spiegazioni fornite da Mortenson sembrano voler approfittare delle possibili ambiguità delle lingue del mondo, ma non riescono a nascondere del tutto un evidente difficoltà a spiegare come siano andate le cose.

Due sherpa di Korphe che hanno accompagnato Mortenson nella spedizione verso il K2, nel 1993, hanno negato alla CBS che lo scrittore si fosse perso; la visita al villaggio sarebbe avvenuta solamente un anno dopo. Lui ha risposto che la lingua Balti, parlata in quella zona,

ha solo un vago concetto dei tempi verbali e del tempo cronologico. Per esempio, “adesso” può voler dire immediatamente o in qualche momento lungo il corso di un’intera stagione.

Un linguista dell’Università della Pennsylvania ha però spulciato i testi scientifici sui dialetti tibetani e ha trovato che in Balti le differenze tra i tempi verbali sono ben chiare.

Ma Mortenson sembra interessato anche alle sottigliezze della grammatica inglese. A proposito del suo rapimento in Waziristan nel 1996, che Mortenson conferma essere avvenuto ed essere durato otto giorni, la CBS gli ha chiesto se i suoi rapitori fossero veramente talebani. Ecco la sua risposta:

“Talib” significa studente, in arabo, e nella regione c’erano sicuramente talebani.

La seconda parte della frase, dice l’Economist, è sicuramente vera e nessuno si sogna di metterla in discussione. Ma “talib”, in arabo, non vuol dire studente, e come se non bastasse nella zona si parla pashtu. E sicuramente studiare, in Afghanistan come altrove, non è sufficiente a far diventare nessuno un membro di un gruppo terroristico.

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