Cosa ha detto davvero Berlusconi su Alfano

Mettiamo ordine nelle cose dette dal PresdelCons alla cena con la stampa estera

I giornali di oggi riportano con molta enfasi il fatto che Berlusconi avrebbe deciso di non candidarsi alle prossime elezioni politiche e lanciare al suo posto Angelino Alfano, 40 anni, attuale ministro della Giustizia. Berlusconi avrebbe reso queste dichiarazioni nel corso di una cena di martedì sera con i corrispondenti in Italia della stampa straniera, e per questo la notizia è arrivata prima sul Guardian e sul Wall Street Journal che sulla stampa italiana. Scrive il Guardian, senza riportare virgolettati:

Parlando a un gruppo ristretto di giornalisti stranieri, martedì sera, il 74enne premier italiano ha rivelato che non si candiderà alle elezioni del 2013. E ha indicato Angelino Alfano, il quarantenne siciliano ministro della Giustizia, come la persona a cui intende dare in mano il suo partito.

Così il Wall Street Journal, invece, che aggiunge qualche virgolettato:

“Se c’è bisogno di me come padre nobile in vista delle elezioni, lo farò. Potrei fare il capolista del mio partito, ma non vorrei avere un ruolo operativo”. Ha detto Silvio Berlusconi, dicendo che consulterà i sondaggi prima di prendere una decisione definitiva. Il ministro della Giustizia Angelino Alfano potrebbe “sostituirmi”, ha detto, e questo rafforza la posizione di Alfano come potenziale candidato a premier e leader del centrodestra.

Insomma, già qui si capisce qualcosa in più. Berlusconi non ha fatto annunci ufficiali ma, chiacchierando con la stampa, ha detto che esiste la possibilità che non si ricandidi nel 2013 e che passi la mano Alfano, notoriamente molto stimato dal premier. La stampa estera, probabilmente per scarsa dimestichezza con la frequenza delle dichiarazioni e delle smentite di Berlusconi, ha preso sul serio quella che per il PresdelCons era una battuta. Infatti lo stesso staff di Berlusconi si è molto affrettato a ridimensionare l’accaduto, come racconta oggi il Corriere della Sera.

Le dichiarazioni rilasciate dal capo del governo sono state «enfatizzate», hanno voluto però precisare il portavoce del premier Paolo Bonaiuti e il coordinatore del Pdl Denis Verdini. «Penso che sia uno stato d’animo del presidente», ha affermato Verdini, «sono cose che ha detto, non dico che non le ha dette, ma gli viene data un’enfasi che le fa sembrare cose certissime; sono cose che ha detto spesso “se fosse per me…”. Noi ora siamo sommersi di fax e telefonate al partito, il cui senso è “Silvio resisti”». Secondo Bonaiuti «è bene circoscrivere queste dichiarazioni, rese nel corso di una cena, di una chiacchierata libera, ma non sono cose da dare in modo così apodittico, non c’è nulla di deciso».

Anche la ricostruzione di Francesco Bei su Repubblica, per quanto titolata in modo da dar credito alla tesi dell’annuncio ufficiale e definitivo, racconta che Berlusconi ha parlato “a ruota libera di tutto e di tutti” e presenta altri dubbi. Abbastanza, insomma, da prendere per affidabile la versione del Wall Street Journal: non c’è nessun annuncio ufficiale a favore di Alfano come successore del premier, ma una conferma della fiducia e della stima di Berlusconi nei suoi confronti.

Sarà vero? Il dubbio è lecito, visto che lo stesso Berlusconi aggiunge una serie di “caveat” alla sua uscita di scena. “Lo so anch’io che i cimiteri sono pieni di gente indispensabile, ma per il centrodestra è positivo avere un leader con un carisma come il mio, che possa opporsi alla sinistra”. Il premier ricorda quindi di avere “nei sondaggi ancora un 50 per cento di fiducia personale. C’è una metà degli italiani che mi detesta e un’altra metà che mi apprezza. E, se mollassi la politica, quella metà che mi ama penserebbe che ho disertato. Per questo sono incatenato alla mia responsabilità. Quella contro i magistrati è una guerra e io non posso disertare”. Berlusconi risponde quindi anche all’eventualità che uno dei suoi figli intraprenda la sua stessa strada. Un’ipotesi finora sempre smentita, ma che il premier non esclude del tutto: “Io spero che non entrino in politica ma, se si trovassero nella mia stessa situazione del ’93, allora sarebbe diverso”.

foto: Mauro Scrobogna / LaPresse