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  • domenica 3 aprile 2011

Le foto e il racconto di Manduria

Strumenti utili per capire com'è, lì

Manduria è un comune di trentamila abitanti nella provincia di Taranto, a nord del capoluogo. Il comune ospita un campo-tendopoli in cui sono stati portati in questi giorni centinaia di immigrati provenienti soprattutto da Lampedusa, e da cui nei giorni scorsi si sono registrate molte fughe: ieri è seguita una stretta di sorveglianza maggiore. Tra i molti racconti dal campo di Manduria sui giornali, questo è quello di Marco Imarisio del Corriere della Sera.

L’unico ad accorgersi delle labbra rosse di sangue è uno studente di medicina con gli occhialini da intellettuale. Marco Massafra entra nel prato, si avvicina a una montagna d’uomo che si chiama Ziad Soully. Il tunisino è in ginocchio sull’erba. Ansima, respira a fatica. Piange dal dolore. Su di lui incombono una decina di persone e il finanziere che lo ha rincorso con la mano sul calcio della pistola. Per non farsi sbattere la fondina sulla coscia destra, ma quei venti metri di inseguimento sono stati un attimo sospeso di angoscia, con la gente che gridava «non farlo, non farlo» . La Beretta d’ordinanza è rimasta al suo posto. Il finanziere, con il fiatone per la corsa, incombe sull’uomo. «Chitemmurt… ma dove vai? In Francia non vi vogliono, resta qui che è meglio» . Si china. «Dai amico, torniamo dentro, ti aiuto ad alzarti» . Marco lo ferma. Guardi che questo sta male. Il tunisino aveva provato a scappare l’altra notte, ma nel buio si era schiantato su un masso. Gli mette le mani sul fianco sinistro. Urla, sputa saliva rossastra. «Secondo me è un versamento pleurico, si è rotto una costola che gli ha bucato un polmone» . C’è un attimo di silenzio. «Me lo lasci, lo porto in paese, all’ospedale. Almeno gli danno un Ibruprofene, un Aulin, per non fargli sentire il dolore. Glielo riporto indietro, lo giuro» . Il finanziere e Marco si guardano fissi negli occhi. L’aspirante medico studia alla Sapienza, è tornato a casa per il fine settimana. Ha un’aria pulita, la faccia da ragazzo perbene. Gli trema un po’ la voce. «Lo giuro» ripete. Il finanziere non dice nulla. Si volta e torna sui suoi passi, all’ingresso del centro di accoglienza. La tendopoli di Manduria è ormai un calderone dove ribollono gesti individuali di umanità, degli abitanti e degli uomini in divisa, che si perdono nel caos collettivo. In una sola notte la struttura di accoglienza ha assunto un aspetto inquietante. Intorno al campo sono sorti pali metallici con le punte rivolte all’interno, che dovranno sostenere una cancellata più massiccia. L’esodo collettivo di venerdì, con 700 migranti che correvano per la campagna, ha prodotto un ripensamento. Le strade sono percorse dai blindati dei reparti mobili di Bari, Reggio Calabria, Bologna, 500 agenti mandati a presidiare piccole stazioni di paese per riportare indietro i migranti che camminano lungo i binari. Al mattino scappano in duecento, piccoli gruppi che vengono inseguiti, questa è l’unica novità.

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