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  • martedì 8 Marzo 2011

Gli affari tra i narcos e la Chiesa messicana

Una targa su una cappella a Pachuca ringrazia Heriberto Lazcano Lazcano, benefattore e narcotrafficante

I vertici della Chiesa condannano i rapporti con i narcos ma sarà difficile sradicare un'alleanza consolidata

Nella città di Pachuca, in Messico, c’è una cappella con una placca di bronzo che indica “Heriberto Lazcano Lazcano” come il benefattore che ne ha finanziato la costruzione. Non ci sarebbe nulla di strano se non fosse che Lazcano era soprannominato “Il Boia” ed era il leader degli Zetas, una violenta banda di narcotrafficanti. I soldi che ha donato per la costruzione della cappella provengono quasi sicuramente dal traffico della droga e dal ricavato di altre azioni molto poco pie.

Il governo messicano ha aperto un’inchiesta per accertare la provenienza dei finanziamenti nella costruzione della chiesa e, come racconta il New York Times, la cosa ha riaperto la questione non nuova dei rapporti tra alcuni pezzi della chiesa cattolica messicana e i narcotrafficanti. I vertici dei vescovi hanno invitato le diocesi a rifiutare l’elemosina dei narcotrafficanti e hanno duramente criticato i sacerdoti che intrattengono legami finanziari con i narcos, altri hanno condannato pubblicamente i cartelli della droga. A livello locale, però, i rapporti tra la chiesa e i cartelli della droga continuano a essere piuttosto stretti.

Il meccanismo che sta alla base di queste relazioni è la vendita dei sacramenti, che spesso e volentieri vengono amministrati in cambio di sostanziose donazioni. Il New York Times spiega che il fenomeno ha anche delle ragioni storiche. In Messico la legge ha separato a lungo e con nettezza lo Stato dalla Chiesa: fino al 1992, infatti, le chiese di qualsiasi confessione non potevano possedere edifici o monumenti religiosi – che erano di proprietà dello stato – e i loro leader non potevano esprimere alcuna opinione sul governo né in pubblico né in privato. Le restrizioni, tra le altre cose, hanno fatto sì che la Chiesa cattolica messicana sviluppasse un progressivo disinteresse degli affari pubblici e una costante necessità economica, potendo fare affidamento soltanto sull’elemosina. Il rapporto tra narcotrafficanti e parrocchie, quindi, è quasi sempre un rapporto di reciproca convenienza: i narcotrafficanti sono molto religiosi e cercano nei preti e nei sacramenti una sorta di legittimazione pubblica, la chiesa ne approfitta per ottenere denaro, diventando sempre più dipendente dalle donazioni dei criminali. In passato molti sacerdoti hanno difeso apertamente i loro benefattori anche quando la loro statura morale era alquanto dubbia, chiudendo un occhio sui loro crimini e presentandoli ai fedeli come esempio di generosità.

Negli ultimi tempi però i rapporti tra i narcos e la chiesa stanno lentamente cambiando. I trafficanti iniziano a considerare inutile il rapporto con la Chiesa e molti cartelli hanno sostituito la religione tradizionale con una specie di mitologia alternativa: i narcos hanno praticamente inventato delle nuove divinità – come la Santa morte – sviluppando un nuovo culto. Decine di preti sono stati minacciati di morte e hanno subito tentativi di estorsione. Tutto avviene però con molta lentezza. A Pachuca, per esempio, molti fedeli si dicono contenti della nuova cappella e non si preoccupano dell’origine del denaro con cui è stata costruita. L’arcivescovo della diocesi ha detto che «non possiamo sapere con certezza se la cappella è stata costruita in modo disonesto» e ha ricordato che le autorità non hanno ancora terminato l’inchiesta. Nel frattempo la placca con la dedica a Lazcano è ancora al suo posto: sembra che la Chiesa e lo Stato abbiano troppa paura dei narcos per farla rimuovere.

foto: AP Photo/Victor Valera