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  • giovedì 17 Febbraio 2011

Cosa dice il gip su Berlusconi

Una sintesi delle carte con cui il giudice per le indagini preliminari ha disposto il giudizio immediato

La telefonata in questura fu "al di fuori di qualsivoglia prerogativa istituzionale e funzionale"

I giornali di oggi riassumono le 27 pagine con cui l’altroieri il giudice per le indagini preliminari del tribunale di Milano, Cristina Di Censo, ha accettato la richiesta dei pm di processare Silvio Berlusconi con il rito immediato, ravvedendo quindi l’evidenza delle prove raccolte dagli investigatori: evidenza della prova non vuol dire colpevolezza, ovviamente, bensì che il materiale presentato dai pm sia sufficiente da escludere l’ipotesi che un’udienza preliminare possa essere sufficiente per arrivare all’archiviazione. Per questo si dispone immediatamente il processo.

Nelle carte, il gip si concentra soprattutto sul reato di concussione. Questo perché è il reato più grave dei due di cui è accusato il premier e perché è quello che tiene il processo a Milano: il reato di prostituzione minorile sarebbe competenza del tribunale di Monza ma viene accorpato al reato più grave cui è associato. Inoltre, la competenza riguardo il reato di concussione è contestata non solo dalla difesa del premier ma anche dalla Camera dei deputati, di cui Berlusconi è membro, che il 3 febbraio ha approvato una mozione che lascia presagire un prossimo conflitto di attribuzione.

Il gip scrive che, telefonando in questura la notte tra il 26 e il 27 maggio allo scopo di far rilasciare Ruby, Berlusconi effettuò un “indebito intervento […] nei confronti del capo di gabinetto della questura Pietro Ostuni”. Questo intervento è stato “sicuramente un abuso della qualità di Presidente del Consiglio, ma altrettanto certamente al di fuori di qualsivoglia prerogativa istituzionale e funzionale proprio del Presidente, al quale nessuna competenza spetta in materia”. L’assenza delle prerogative istituzionali necessarie perché il presunto reato si possa considerare ministeriale – e quindi competenza del tribunale dei ministri – è motivata con la totale insensatezza della tesi per cui Berlusconi volesse salvaguardare le relazioni con l’Egitto, credendo che la ragazza fosse la nipote dell’ex presidente Mubarak.

Il gip, infatti, scrive quella ricostruzione “è apertamente contraddetta dalla logica degli accadimenti: da un lato, nelle telefonate indirizzate al dottor Ostuni l’onorevole Berlusconi fece riferimento in termini generici e dubitativi all’illustre consanguineità della minorenne; dall’altro, non risulta da parte della Presidenza del Consiglio – come invece sarebbe stato naturale se l’indagato avesse voluto tutelare le relazioni diplomatiche con l’Egitto – l’attivazione di alcun contatto con le autorità di quello Stato per la verifica della nazionalità e dell’identità effettiva di El Mahroug Karima”. Inoltre, uscita dalla questura Ruby non è stata “affidata in custodia a qualsivoglia delegazione diplomatica”, ma è stata “consegnata alle cure del consigliere regionale Nicole Minetti”, che poi tra l’altro l’ha mollata a casa di una prostituta brasiliana. Per queste ragioni, scrive il gip, “l’esito della vicenda – storicamente certo – riscontra la ricostruzione dell’accusa”. La manovra notturna di Berlusconi è stata “commessa all’evidente scopo di occultare l’altro reato e di assicurarsene l’impunità”, che “la giovane e poco controllabile El Mahrough Karima avrebbe potuto porre a rischio al cospetto delle forze di polizia”.

foto: VINCENZO PINTO/AFP/Getty Images