Cosa succede in Futuro e Libertà

Durante l'assemblea costituente i "falchi" e le "colombe" hanno litigato sulla nomina di Bocchino a vice di Fini

Ieri si è conclusa l’assemblea costituente di Futuro e Libertà, con un discorso di Gianfranco Fini che ha descritto il profilo e gli obiettivi del partito e ha commentato l’attuale situazione politica. Il presidente della Camera ha sfidato Berlusconi a dimettersi, promettendo che lui avrebbe fatto lo stesso ma aggiungendo di sapere che il premier non ha intenzione di passare la mano, perché «se non sta a palazzo Chigi ha qualche problema che non ho io se mi dimetto da presidente della Camera».

I giornali di oggi riportano le parole di Fini ma dedicano più attenzione alla situazione interna di Futuro e Libertà, che dopo il voto di fiducia del 14 dicembre a favore del governo è apparso molto in affanno. L’assemblea costituente ha dato l’opportunità a Fini e ai suoi di riguadagnare qualche slancio e visibilità ma ha riproposto anche il tema della distanza tra i cosiddetti “falchi” e le cosiddette “colombe”, cioè le due correnti che da mesi litigano su quanto è il caso di litigare con Berlusconi e allontanarsi dalle posizioni del PdL. Le divisioni si sono riproposte quando, dopo l’elezione per acclamazione di Fini a presidente del partito e la sua immediata autosospensione, si è posto il problema della scelta di una persona che diriga il partito mentre Fini fa il presidente della Camera, a sostituzione del coordinatore uscente Adolfo Urso.

Si è discusso a lungo, intanto, anche del nome da dare a questo incarico: le “colombe” preferivano un coordinatore, i “falchi” un segretario o un vicepresidente. Alla fine si è deciso, parole di Fini, per «un vicepresidente che abbia il compito di coordinare» e la scelta è caduta su Italo Bocchino. La nomina – molto contestata dalle cosiddette “colombe”, che hanno lamentato «l’opa di Bocchino sul partito» – ha aperto poi un altro capitolo: la sostituzione di Bocchino come capogruppo alla Camera. Qui le cronache si fanno confuse. A un certo punto si è detto che il nuovo capogruppo sarebbe stato Adolfo Urso e questo era stato interpretato come un segnale di distensione nei confronti delle cosiddette “colombe”. Poi però è emersa la scelta di Fini a favore di Benedetto della Vedova, ex radicale, «per segnare l’apertura a esperienze diverse dalle nostre origini» e perché non si può governare un partito «col bilancino». Repubblica racconta così le reazioni.

Viespoli e Urso fanno sapere di essere «sconcertati» dal tandem Bocchino-Della Vedova. E passano al contrattacco. Il capogruppo al Senato convoca i colleghi di Palazzo Madama per oggi e preannuncia le dimissioni da presidente. Lui, Saia, Menardi, Valditara, Pontone sono a rischio addio. Anche Baldassarri è in rotta. Urso indice per oggi pomeriggio una conferenza stampa. «Ho abbandonato il governo, non ho paura di rinunciare adesso a una poltroncina» dice ai suoi: non sarà portavoce. In fibrillazione anche i coordinatori regionali di Campania, Sicilia, Piemonte, Veneto.

Pasquale Viespoli, Giuseppe Valditara, Maurizio Saia e Francesco Pontone sono tutti senatori, e questa per Futuro e Libertà è una grana: potendo contare in tutto su dieci senatori, infatti, basta una sola defezione perché venga meno il numero minimo e il partito sia costretto a rinunciare a uno dei suoi due gruppi parlamentari.

foto: LaPresse