• TV
  • lunedì 7 Febbraio 2011

Gli spot politicamente scorretti di Groupon

Si può prendere in giro la deforestazione, la caccia alle balene e il Tibet?

Del Super Bowl di questa notte abbiamo detto, così come abbiamo detto degli spot televisivi andati in onda prima, durante e dopo la finale del football americano. Alcuni di questi spot hanno fatto arrabbiare parte degli spettatori, almeno stando a vedere le reazioni che hanno generato sui social network.

La società che li ha prodotti è Groupon, un colosso mondiale – esiste anche in Italia – che propone dei buoni sconto collettivi o “coupon di gruppo”, da cui il nome del sito. In sostanza, ogni giorno il sito di Groupon segnala un’offerta: cene al ristorante, viaggi, trattamenti estetici, gadget tecnologici. Il tutto è disponibile a prezzi molto vantaggiosi, con sconti spesso superiori al 50 per cento. Per usufruire dell’offerta, però, un certo numero di persone deve acquistarla: se si raggiunge il numero stabilito di persone, i buoni sconto vengono venduti; se non si arriva al numero necessario a far scattare lo sconto, niente offerta, ma nessuno ci rimette un euro.

E insomma, ieri Groupon ha approfittato del Super Bowl per farsi pubblicità, come molte altre aziende. I suoi spot sono costruiti sul classico modello delle pubblicità che hanno un fine benefico: c’è un supervip che si rivolge direttamente allo spettatore e gli illustra un grande problema dell’umanità con un tono affranto tra immagini suggestive. Nel momento in cui dovrebbe indicare la strada per fare qualcosa, però – dona dei soldi, iscriviti a questa organizzazione, eccetera – lo spot cambia tono. Questo è quello con l’attore Timothy Hutton.

Le montagne del Tibet, uno dei posti più belli del mondo. Sono Timothy Hutton. Le persone del Tibet sono in pericolo. La loro cultura rischia di andare persa per sempre. Però fanno ancora un pesce al curry meraviglioso. E siccome 200 di noi lo hanno comprato su Groupon.com, stiamo gustando una cena da 30 dollari a soli 15 dollari in un ristorante tibetano di Chicago.

https://www.youtube.com/watch?v=UJxIfvfv1fM
Un altro spot, con Cuba Gooding Jr., si prende gioco dei contributi alla protezione delle balene (“non è meglio comprarsi una crociera per andare a vederle?”). Quello con Liz Hurley parla della deforestazione in Amazzonia con un doppio senso che ha a che fare con la depilazione. Ne sta arrivando un altro con Sheryl Crow. Il sito della campagna di Groupon è un’ulteriore caricatura dei siti internet delle campagne benefiche: dice che “i soldi sono una delle risorse più importanti, e nonostante questo milioni di dollari vengono sprecati ogni anno”, alludendo alla portata degli sconti offerti dal servizio. Sotto ogni video è segnalata un’organizzazione alla quale poter donare dei soldi per combattere davvero il problema oggetto dello spot. Il Wall Street Journal ha raccolto un po’ di reazioni su Twitter: la maggior parte sono offese e considerano gli spot di cattivo gusto, ma ci sono anche molti a cui sono piaciuti. E nei molti altri siti in cui se ne parla, diversi ritengono che l’obiettivo di Groupon sia stato raggiunto.
https://www.youtube.com/watch?v=IOvxz8zHr9s
https://www.youtube.com/watch?v=n6rZz1wOtTw