Internet è a corto di indirizzi IP

Sì, lo si dice da una vita: stavolta però sul serio

L'ICANN oggi annuncerà l'imminente fine dell'Internet Protocol Version 4 (IPv4)

L’Internet Corporation for Assigned Names and Numerbs (ICANN), l’organizzazione senza scopo di lucro che coordina la gestione della Rete, ha fissato per oggi una conferenza stampa dove sarà discussa l’imminente fine dell’Internet Protocol Version 4 (IPv4), il sistema fino a ora utilizzato per l’assegnazione e la gestione degli indirizzi numerici che servono a ogni dispositivo per collegarsi alla Rete e interagire con gli altri dispositivi. Della fine degli indirizzi IPv4 si parla da anni, così come dell’adozione del nuovo standard IPv6 che consente di avere a disposizione un numero superiore di indirizzi numerici, ma fino a ora società e organizzazioni hanno fatto poco per recepire il nuovo sistema.

Attualmente, per ritrovarsi online, comunicare tra loro e scambiare dati, i computer e gli altri dispositivi utilizzano un numero (IP) formato da un massimo di quattro triplette di numeri, come ad esempio 195.43.189.240, che possono andare dal valore “0” a “255” e che occupano 32 bit. Il sistema consente di realizzare molte combinazioni e quando è stato adottato nel 1980 sembrava potesse durare a lungo grazie agli oltre quattro miliardi di indirizzi disponibili, ma la Rete è cresciuta rapidamente e il numero di dispositivi collegati si è moltiplicato esponenzialmente negli ultimi anni, come spiega l’Economist.

Divenne presto chiaro che era solo una questione di tempo prima che internet esaurisse le proprie scorte di indirizzi. Il lavoro per rimpiazzare IPv4 iniziò nei primi anni Novanta, con IPv6 messo a disposizione intorno al 1998 (IPv5 era un protocollo sperimentale per la trasmissione di audio e video e non viene più utilizzato). Dando alla nuova versione di internet uno spazio per gli indirizzi pari a 128 bit, i progettisti garantirono un sistema che consentisse di non finire gli indirizzi per decenni se non addirittura per secoli.

Il sistema consente una combinazione intorno a 2 alla 128esima potenza, si tratta quindi di circa 340 miliardi di miliardi di miliardi di miliardi di nuovi indirizzi da utilizzare per consentire alla Rete di espandersi e di diventare anche più sicura. Il nuovo sistema potrebbe portare alla nascita di una nuova “rete delle cose”, dove tutto ciò che ci passa per le mani è potenzialmente collegato a internet: dalla scatola dei cereali alla nostra automobile passando per il telefono cellulare e il nostro paio di scarpe da corsa. IPv6 consente anche di mettere da parte alcuni sistemi alternativi messi in piedi negli ultimi anni dai gestori delle reti per “riciclare” gli indirizzi numerici tradizionali e utilizzarli contemporaneamente per più dispositivi.

Stando agli ultimi calcoli, gli ultimi indirizzi IPv4 potrebbero essere assegnati a fine ottobre, rendendo quindi necessaria una rapida transizione verso IPv6 a partire già dai prossimi mesi. Gli indirizzi IP sono assegnati dall’Internet Assigned Numbers Authority (IANA), una divisione dell’ICANN, in singoli blocchi contenenti 16 milioni di combinazioni. I blocchi disponibili sono stati assegnati tutti e ne mancano ancora cinque, che dovrebbero essere assegnati uno per ognuno dei cinque Regional Internet Registries, le cinque macroaree del mondo stabilite dall’ICANN.

Nel corso dei prossimi mesi i RIR assegneranno i milioni di indirizzi ancora disponibili, ma finiti quelli non ci saranno più numeri da assegnare e il passaggio al nuovo sistema sarà necessario. I ritardi sull’adozione di IPv6 sono principalmente dovuti ai costi necessari per passare al nuovo standard e per la sua compatibilità solo parziale con IPv4. In pratica i due sistemi funzionano in parallelo e per metterli in comunicazione tra loro sono necessari alcuni passaggi complessi.

Questa condizione potrebbe portare a una convivenza dei due sistemi per decenni, complicando un poco le cose soprattuto nei paesi in cui internet esiste da più tempo e il Web si è maggiormente diffuso, come Europa e Stati Uniti. IPv6 funziona comunque bene e ha già avuto una prova generale sul campo importante nel 2008, quando per le Olimpiadi di Pechino è stato utilizzato come standard per la diffusione delle informazioni online. I paesi più popolosi come Cina e India sono del resto molto interessati al nuovo sistema, che consentirà di avere a disposizione indirizzi sufficienti per tutta la popolazione, censure permettendo.

Il prossimo 8 giugno sarà il “World IPv6 Day”. In quel giorno, oltre all’ICANN e alle organizzazioni collegate per la gestione di internet, le principali società del Web come Google si impegneranno per promuovere e adottare il nuovo standard sul quale si baserà l’evoluzione dei prossimi decenni della Rete.