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  • mercoledì 5 Gennaio 2011

Obama rimescola il suo staff

Chi viene e chi va nell'ala ovest della Casa Bianca

Tranne qualche eccezione, difficilmente le persone che occupano gli incarichi di maggiore responsabilità della Casa Bianca rimangono al loro posto per più di due anni. Questo succede principalmente per tre ragioni.

La prima ragione è che fare il capo dello staff del presidente, il portavoce della Casa Bianca o il direttore delle comunicazioni vuol dire fare uno dei lavori più faticosi e stressanti del mondo: diciotto ore al giorno, sette giorni su sette, a ritmi forsennati. La seconda ragione è che le persone che occupano questi incarichi lo fanno in cambio di stipendi relativamente bassi, specie se paragonati a quanto con le loro competenze e la loro esperienza potrebbero ottenere nel settore privato. La terza ragione è che nel corso di un mandato presidenziale cambiano fasi politiche e gli obiettivi dell’amministrazione, e quindi cambiano anche le sue necessità: servono persone diverse, con idee diverse e competenze diverse.

Passate le elezioni di metà mandato e insediatosi – oggi – il nuovo Congresso, anche per l’amministrazione Obama è tempo di rimescolarsi e rinfrescare uomini e incarichi: nell’arco della prossima settimana, infatti, lo staff del presidente subirà grossi cambiamenti, per poi restare sostanzialmente immutato da qui fino alle elezioni presidenziali del 2012. Seguono, quindi, le probabili novità nell’ala ovest della Casa Bianca.

Il primo ad andare via, a dire la verità, è stato Rahm Emanuel, che ha lasciato l’incarico di capo dello staff (l’incarico più importante all’interno della Casa Bianca) il primo ottobre del 2010: il suo addio è stato anticipato per via della sua intenzione di candidarsi a sindaco di Chicago. Il suo posto è stato preso temporaneamente da Pete Rouse, fino a quel momento consigliere del presidente. Quello di Rouse era nato come un incarico di transizione, anche perché quest’ultimo non avrebbe intenzione di impegnarsi in un compito così faticoso per i prossimi due anni, ma ci sono alcune possibilità che questo rimanga dove si trova, se il presidente dovesse chiederglielo. Il nome alternativo al suo è quello di William Daley, ex dirigente bancario, ex ministro durante l’amministrazione Clinton, fratello dell’attuale sindaco di Chicago.

Poche ore fa è stato Robert Gibbs ad annunciare le sue dimissioni da portavoce della Casa Bianca. Gibbs si prenderà qualche periodo di vacanza, poi fonderà una società di consulenza privata e si dedicherà alla campagna per la rielezione di Obama, col quale lavora ormai dal 2004. Un altro che lascerà la Casa Bianca per dedicarsi alla campagna per la rielezione è David Axelrod, consigliere e stratega politico del presidente. Al suo posto si consoliderà la posizione a Washington di David Plouffe, regista della campagna elettorale del 2008. Axelrod dovrebbe portarsi dietro anche Jim Messina, vice capo dello staff, che dovrebbe essere rimpiazzato da Alyssa Mastromonaco.

Bisogna poi rimpiazzare Larry Summers, che qualche mese fa ha lasciato l’incarico di direttore al National Economic Council, di fatto il capo dei consulenti economici della presidenza. Al suo posto potrebbe arrivare Gene Sperling, un altro funzionario del ministero del tesoro con un passato nel settore bancario e nell’amministrazione Clinton.

Questo è il  primo e più grande rimescolamento dello staff della Casa Bianca dall’elezione alla presidenza di Barack Obama. Non è un caso che arrivi in corrispondenza dell’insediamento del nuovo Congresso, che segna anche l’inizio di una nuova fase politica degli Stati Uniti: il controllo repubblicano sulla Camera dei deputati costringerà infatti l’amministrazione ad avere un approccio più dialogante e costruttivo nei confronti dei repubblicani, anche nella speranza di togliere benzina alla sua ala più radicale.

foto: Brendan Hoffman/Getty Images