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“Nessuna apertura”

Il Secolo nega che il video di Fini di ieri sia una marcia indietro

Il Secolo si è affrettato giovedì sera – anticipando sul sito un articolo pubblicato sul quotidiano stamattina – a negare che abbia fondamento la lettura del video di Gianfranco Fini diffuso ieri come una “marcia indietro” da parte di Fini. Questo infatti è quello che hanno sostenuto molti parlamentari del PdL – le cui dichiarazioni sono elencate dal Secolo – con compiaciute allusioni al ridimensionamento che il messaggio comporterebbe nei confronti dei cosiddetti “falchi” in Futuro e Libertà. Ma il Secolo – che indubbiamente ai “falchi” è vicino, ma che non è mai stato contraddetto da Fini nelle sue posizioni – scrive che non c’è stata “nessuna apertura”, e che quella del PdL è una deliberata “strategia dell’equivoco” atta a seminare zizzania e riguadagnare credito contro l’ex alleato dipingendolo come incerto e disposto a trattare.

Che l’equivoco ci sia stato, che sia stato costruito dal PdL o che le parole di Fini sul “senso di responsabilità” siano state ambigue e mal costruite (tutto il video, malgrado la musica di Morricone, non è apparso un formidabile progetto di comunicazione), fatto sta che quella lettura è diffusa anche su tutti i quotidiani di oggi, che trovano nel lungo e generico testo del messaggio una sola notizia, quella di una maggiore “cautela” e dell’assenza di una nuova richiesta di dimissioni per Silvio Berlusconi. Il tema del giorno sui giornali è quindi l’ipotesi di una maggiore disponibilità a trattare sulla sopravvivenza di questo governo o di un suo duplicato. Ma il Secolo, appunto, nega.

L’appello è rivolto «in primis a chi ha avuto l’onore e l’onere di governare e deve onorare quell’impegno attraverso un’agenda di governo. Vedremo nei prossimi giorni quello che accadrà», chiosa Fini ribadendo che «le istituzioni devono essere un buon esempio». Un riferimento chiarito in maniera ancora più esplicita con i cronisti parlamentari: «La responsabilità vale per tutti, ma in primo luogo per il premier, per quel che farà fino al 13 dicembre e per quel che dirà in Parlamento in quella occasione». Nessuna apertura, dunque, come vorrebbero intendere i big del Pdl. Nessuna «resipiscienza», come commenta a caldo Gaetano Quagliariello. Per il vicepresidente dei senatori berlusconiani Fini si è ravveduto «consapevole del fatto che non sarebbe stato così facile buttare giù il governo, non solo al Senato ma anche alla Camera». Sulla prova muscolare gioca anche Ignazio La Russa che legge nel videomessaggio un tentativo di tranquillizzare i suoi. «Adesso si sono spaventati, forse alcuni, non credo Fini per le conseguenze di questo gesto. Forse hanno immaginato di aver fatto un passo più lungo della gamba, può darsi». Nella commedia degli equivoci cade anche Fabrizio Cicchitto: «Forse Fini comincia a capire che Berlusconi è tutt’altro che bollito – commenta il presidente dei deputati Pdl – che il rapporto con settori cospicui della società italiana rimane solido, che il governo mantiene una cospicua forza in Parlamento e inoltre che cambiare schieramento è una autentica roulette russa»

E per premurarsi che il messaggio sia chiaro, con l’evidente imbarazzo che non lo sia stato, il Secolo pubblica un secondo articolo che rinnova la linea battagliera.

Dopo la strumentalizzazione del videomessaggio di Fini, con il leader di Fli che invita Berlusconi a «essere responsabile» e a fare un passo indietro e i berlusconiani che fanno finta di capire che il passo indietro lo fa Futuro e Libertà, l’attesa della fatidica data del 14 si fa nervosa. La prospettiva di passare i prossimi trenta giorni tenendo botta alla propaganda da quattro soldi, o seguendo i cruciverba della stampa berlusconiana e interrogandosi sugli elenchi dei transfughi immaginari (l’ultimo recita: Catone, Moffa, Polidori, Consolo e Menia) non piace a nessuno. E allora ecco che la “dichiarazione del giorno” diventa quella, concisa ma dritta al punto, dell’ex sottosegretario Antonio Buonfiglio: «Sono solo cazzate».