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  • domenica 24 ottobre 2010

Le armi di distruzione di massa in Iraq

Qualcosa in realtà c'era nell'Iraq di Saddam Hussein, dicono i file diffusi da WikiLeaks

Dopo la deposizione del regime parte di quelle armi è finita nelle mani dei terroristi

Nonostante nel 2003 persino molti sostenitori dell’amministrazione Bush avevano rinunciato alla possibilità di trovare armi di distruzione di massa in Iraq, il più importante tra gli argomenti con i quali l’allora presidente degli Stati Uniti giustificò la necessità di rovesciare il regime di Saddam Hussein in Iraq, per anni le truppe americane in Iraq hanno trovato laboratori per la costruzione di armi chimiche, militanti esperti in tossine nocive, depositi di sostanze tossiche da utilizzare per finalità belliche.

Lo scrive il sito internet di Wired basandosi sui documenti diffusi da WikiLeaks, precisando che sebbene dai file non emergano prove dell’esistenza di massicci programmi di costruzione di armi chimiche o biologiche da parte di Saddam Hussein, nell’arco della campagna militare l’esercito americano si è imbattuto più volte in ciò che rimaneva dell’arsenale tossico del regime iracheno, che negli anni Novanta usò in modo indiscriminato sostanze mortali per sterminare in massa le minoranze curde e sciite. Pezzi di quell’arsenale sono ancora in Iraq: in diverse circostanze i terroristi ne sono venuti in possesso e li hanno utilizzati contro le forze della coalizione.

Nell’agosto del 2004, per esempio, le forze americane acquistarono sotto copertura quello che credevano essere iprite allo stato liquido, la sostanza usata per realizzare il cosiddetto gas mostarda, sostanza vescicante comunemente usata come arma chimica. Le verifiche confermarono che i barili contenevano iprite e questi vennero trasferiti in un luogo sicuro. Tre mesi dopo, a nord dell’Iraq, le truppe americane visitarono un vecchio deposito di armi chimiche rilevando che un bunker era stato “manomesso” e scrivendo nel rapporto che “qualcuno è interessato a entrare nel bunker”.

Di episodi ce ne sono molti altri. Tre anni dopo, durante la battaglia di Falluja, alcuni soldati americani si imbattono in un laboratorio per la costruzione di armi chimiche. Sempre nel 2007 i soldati si imbatterono in un deposito di proiettili per artiglieria, le cui munizioni erano “coperte da un liquido sconosciuto” che si è rivelato poi essere anche quella iprite.

Nei 392 mila file pubblicati da WikiLeaks ci sono centinaia di riferimenti ad armi chimiche e biologiche. Molti di questi sono rapporti dell’intelligence o sospetti che poi non sono stati confermati. Nel luglio del 2004 le forze statunitensi circondarono un edificio a Baghdad e vi fecero irruzione con scafandri e maschere antigas: nei container che sequestrarono, però, le sostanze erano banali vitamine. Ma fino alle fasi finali della guerra ai soldati capitò più volte di imbattersi in armi di distruzione di massa. Nell’estate del 2008, secondo un rapporto diffuso da Wikileaks, gli americani trovarono diverse munizioni contaminate da agenti chimici, all’epoca prodotte e custodite dal regime di Saddam.

Lo stesso Wired suggerisce che non sarebbe opportuno riaprire nuovamente adesso il dibattito sulla presenza di armi di distruzioni di massa, in Iraq: quello che dicono i file di Wikileaks è che le armi c’erano, ma che erano poche e certamente non abbastanza da giustificare un timore tale da portare a un’invasione militare.

La cosa che andrebbe indagata è invece il modo in cui i gruppi militanti e gli estremisti islamici – compresi quelli non iracheni – hanno tentato di entrare in possesso di queste armi e utilizzarle. Un rapporto del 2006 parla della presenza di sostanze provocanti la neuroparalisi ritrovate in Iraq e provenienti dall’Iran. Lo stesso mese alcuni “specialisti di armi chimiche” furono fermati a Balad: erano “stranieri” e si trovavano in Iraq “a sostegno delle operazioni con armi chimiche”. Il mese seguente un altro rapporto parla di un altro “esperto di armi chimiche” che dava assistenza ai militanti per quel che riguardava i “gas tossici”.

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