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  • mercoledì 20 ottobre 2010

Il caso Clarence Thomas, diciannove anni dopo

La moglie del giudice chiede le scuse della collaboratrice che lo accusò di molestie sessuali

Anita Hill ha respinto la richiesta e confermato le sue accuse del 1991

di Elena Favilli

Nel 1991 il giudice Clarence Thomas fu accusato di molestie sessuali dalla sua collaboratrice Anita Hill. L’accusa fece molto scalpore soprattutto perché in quel periodo erano in corso le audizioni in Senato che dovevano decidere se confermare la nomina di Thomas alla Corte Suprema. Il giudice respinse le accuse e alla fine la sua nomina fu confermata con 52 voti favorevoli e 48 contrari, ma da allora il suo nome è sempre rimasto in parte associato a quella storia: mai prima di allora il Senato e l’opinione pubblica americana si erano così spaccati sulla scelta di un giudice della Corte Suprema.

Oggi i giornali americani tornano a parlare di quello scandalo raccontando che la moglie del giudice, Virginia Thomas, avrebbe chiesto le scuse ufficiali di Anita Hill a distanza di diciannove anni. Virginia Thomas ha confermato alla stampa di avere lasciato un messaggio nella segreteria telefonica della Hill, chiedendole di scusarsi e spiegare una volta per tutte i motivi che all’epoca la spinsero a mentire: «Mi piacerebbe molto che considerasse la possibilità di scusarsi e di spiegare come mai fece quello che fece a mio marito». Anita Hill avrebbe subito consegnato il messaggio all’ufficio sicurezza del campus della Brandeis University, vicino a Boston, in cui lavora come insegnante. «Non ho nessuna intenzione di scusarmi», ha detto a ABC «e confermo la mia testimonianza del 1991». Durante quella testimonianza Anita Hill raccontò che Clarence Thomas l’aveva molestata con proposte sessuali oscene mentre lavoravano insieme alla Commissione per le Pari Opportunità.

La nomina di Thomas fu promossa dal presidente George W. H. Bush e le accuse ebbero una forte eco nello scontro fra democratici e repubblicani in corso in quegli anni. Nel 1993 il giornalista David Brock scrisse un libro intitolato “The real Anita Hill” (La vera Anita Hill), in cui smontava le accuse che la donna aveva rivolto al giudice Thomas descrivendola come una persona di basso livello che restituiva agli studenti i libri impreziositi dai suoi peli pubici. L’anno dopo il Wall Street Journal pubblicava invece ampi estratti del libro delle due giornaliste Jane Mayer e Jin Abramson intitolato “Strange Justice. The selling of Clarence Thomas” (Giustizia strana. La vendita di Clarence Thomas), in cui si riportavano numerose testimonianze sulle perverse abitudini sessuali del giudice, che veniva di fatto descritto come un maniaco che tormentava gli amici con lunghe e brutali descrizioni delle scene dei film porno che l’avevano colpito di più.

Il caso tornò di nuovo sulle cronache della stampa americana nel 2002, quando lo stesso David Brock confessò nel libro “Blinded by the right. The conscience of an ex conservative” (Accecato dalla destra. La coscienza di un ex conservatore), che le accuse rivolte alla Hill – e quelle rivolte in altre circostanze a Bill Clinton – erano del tutto false ed erano state dettate solo dal suo cieco tentativo di sostenere la causa dei repubblicani. Nel libro Brock diceva di non avere mai creduto alle cose scritte all’epoca e confermava che Thomas aveva davvero una grande collezione di video porno e che in realtà anche i più alti dirigenti repubblicani erano certi che il giudice avesse fatto le avance sessuali ad Anita Hill.

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