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  • martedì 19 ottobre 2010

Armi di distruzione di foglie

Il New Yorker racconta la battaglia per mettere al bando i soffiatori, i rumorosi marchingegni per spostare le foglie

Numerose città della California li hanno già banditi, ma non ci sono i controlli

Come ogni autunno, là fuori iniziano a esserci milioni di foglie secche da rimuovere dalle strade, dai vialetti e dai giardini. I tradizionalisti si armano di rastrello, ramazza e molta pazienza, mentre i più evoluti o pigri imbracciano il loro rumoroso soffiatore a motore per liberare il circondario dal fogliame. Da quando esistono, i soffiatori (in inglese leaf blowers, “soffia foglie”) dividono gli amanti del giardinaggio e i loro vicini: secondo chi li utilizza sono pratici e velocizzano il lavoro di pulizia dalle foglie secche, mentre per i detrattori sono dei marchingegni infernali che producono solo rumore e polvere in un raggio di decine di metri. Dei soffiatori si parla sull’ultimo numero del New Yorker, in un lungo articolo che racconta la storia di una coppia di coniugi californiani che mira a far bandire dalla loro cittadina i macchinari a motore per rimuovere le foglie.

Peter e Susan Kendall vivono a Orinda, una cittadina di 18 mila abitanti a una quindicina di chilometri a est di Berkeley. L’intera area è ricoperta da una fitta vegetazione e le numerose ville appena fuori dal centro cittadino, oltre ad arrivare a costare 1,3 milioni di dollari, sono immerse tra gli alberi piantati nel corso dell’ultimo secolo man mano che l’area abitata si espandeva. I due coniugi sono sulla cinquantina e passano buona parte del loro tempo a casa: Peter soffre di apnee notturne, che spesso non gli consentono di riposare tanto da essere stato costretto ad anticipare il pensionamento, mentre Susan lavora part time come infermiera e soffre spesso di attacchi d’asma.

Lo scorso autunno, Peter e Susan hanno pubblicato una lettera su tre giornali locali proponendo di bandire i soffiatori dalla città per tornare a usare ramazze e rastrelli. Galvanizzata dal sostegno ricevuto, la coppia ha speso quattromila dollari per creare un sito web per la causa, chiamato Quiet Orinda, e ha realizzato un breve documentario sulla minaccia. Questa estate, ha approntato un banchetto al mercato domenicale per raccogliere le firme per una petizione contro i soffiatori.

Se l’operazione messa in piedi dai Kendall dovesse andare in porto, Orinda potrebbe diventare la ventiquattresima città californiana in cui è vietato l’utilizzo dei marchingegni per soffiare e spostare le foglie. La prima cittadina statunitense a mettere al bando i soffiatori fu quella di Carmel nel 1975, a una decina d’anni dall’invenzione dei primi modelli motorizzati per la rimozione delle foglie.

I soffiatori sono nati negli anni Sessanta in Giappone ed erano stati concepiti per spargere i pesticidi nei campi coltivati e nei frutteti. Qualcuno un giorno pensò di rimuovere il contenitore dei prodotti chimici e di utilizzare lo strumento come un aspiratore al contrario per smuovere il fogliame e altri detriti poco pesanti. I progettisti si misero al lavoro e realizzarono infine i primi modelli di soffiatori veri e propri, che nei periodi di siccità furono visti come una salvezza: consentivano, per esempio, di ripulire le strade senza dover utilizzare l’acqua. I primi modelli erano però molto rumorosi e non erano costruiti per un uso domestico, così alcune cittadine nelle aree rurali della California decisero di metterli al bando per preservare la quiete.

Nel 1998 il problema investì anche la grande conurbazione di Los Angeles. Anche grazie all’impegno di alcuni attori di Hollywood, la città mise al bando i soffiatori, inducendo i produttori di questi strumenti a coalizzarsi per richiedere allo stato una legge che impedisse alle amministrazioni locali di porre i loro veti sull’utilizzo dei sistemi motorizzati per la rimozione delle foglie. Il Senato temporeggiò e una legge vera e propria non venne mai approvata: ai produttori non rimase che adottare una strategia più morbida, mirando alla qualità dei loro soffiatori e ai vantaggi offerti rispetto all’uso di ramazza e rastrello.

I primi modelli erano però ancora molto rumorosi ed emettevano anche un continuo sibilo, che poteva essere percepito a grande distanza. Gli ingegneri hanno così lavorato per anni ai soffiatori modificando la forma delle pale e introducendo motori a scoppio più complessi, a quattro tempi e non a due, che vibrano meno e producono anche meno rumore, fino al 75% in meno. Il problema è che, raggiunti questi obiettivi verso la fine dei Novanta, l’industria non si è più sentita incentivata a proseguire le ricerche per silenziare ulteriormente i soffiatori. Gli acquirenti sono ormai abituati a macchinari rumorosi e quelli che non lo sono vengono visti come meno efficienti e meno potenti, anche se nella maggior parte dei casi erogano una potenza più che sufficiente per smuovere le foglie secche.

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