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  • giovedì 7 Ottobre 2010

“Qualcosa che nessun italiano riesce a spiegarsi”

La storia della Banda della Magliana è una di quelle che si racconterà per i decenni a venire, tanto è frastagliata, complessa, terribile e affascinante. Negli ultimi anni ha riscoperto notorietà grazie a una serie di azzeccate operazioni cinematografiche ed editoriali, e grazie al fatto che rimane una storia piena di cose che non tornano e domande-senza-risposta. Una di queste riguarda la sepoltura di Enrico De Pedis, l’ultimo capo della Banda della Magliana. De Pedis infatti è seppellito all’interno della basilica di Sant’Apollinare, a Roma, accanto al musicista Giacomo Carissimi: un posto di assoluto e indiscutibile prestigio, al quale ovviamente non si accede tramite semplice domanda.

Oggi Repubblica ospita una lettera di Walter Veltroni che prende spunto dalla recente condanna della mafia e della criminalità fatta Joseph Ratzinger a Palermo per chiedere che la tomba di De Pedis venga rimossa dalla basilica.

Caro direttore, domenica, in una Palermo assolata e piena di giovani, Benedetto XVI ha ribadito l’impegno morale della Chiesa: “Non abbiate paura di contrastare il male. Non cedete alle suggestioni della mafia che è una strada di morte, incompatibile con il Vangelo”. Parole alte e inequivocabili, prive di retorica e asciutte come nello stile di questo pontefice.

E seguite dal boato di applausi dei duecentomila radunati al Foro Italico. Una giornata che ha fatto rivivere in molti l’emozione di diciassette anni fa, quando il 9 maggio del 1993 ad Agrigento, Giovanni Paolo II lanciò nella Valle dei Templi un’invettiva senza precedenti: “Lo dico ai responsabili, convertitevi, una volta verrà il giudizio di Dio!”.

A dimostrazione di quanto la Chiesa possa contro la mafia, dopo aver ascoltato queste parole il sicario Salvatore Grigoli cominciò il percorso di pentimento che lo avrebbe portato a collaborare con la giustizia. Proprio Grigoli, assassino dell’eroico parroco di Brancaccio Pino Puglisi, celebrato domenica da Benedetto XVI come esempio di eroismo e di virtù cristiana da emulare, assieme ai due magistrati Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, per la prima volta omaggiati da un papa.

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