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  • sabato 2 Ottobre 2010

“Il sindaco è fuori sede”

La storia di Angelo Graci, il sindaco di Licata che non può mettere piede a Licata

Attilio Bolzoni su Repubblica racconta la storia di Angelo Graci, sindaco di Licata. Graci è accusato di corruzione e in attesa della sentenza definitiva il Tribunale lo ha costretto fuori dal suo comune, per evitare che possa reiterare il reato o inquinare le prove. Graci però non si è dimesso e, come gli consente una norma speciale dello statuto regionale siciliano, continua ad amministrare la sua città. Da Agrigento. Mettendo in luce un evidente paradosso: la legge ritiene Graci in grado di governare Licata da Agrigento, ma non di corrompere qualcuno o inquinare le prove. Licata e Agrigento distano poco meno di cinquanta chilometri.

Dov’è il sindaco? «Non c’è», sbuffa il vigile di guardia al Municipio. E dov’è? «Fuori, fuori sede», risponde avvilito. Poi invoca Sant’Angelo, il patrono della città: «Solo lui, il nostro santo, prima o poi lo farà tornare». Prima o poi. Quando, nessuno lo sa. Perché, questa che stiamo per raccontare, è l’avventura di un sindaco che fa il sindaco dal confino.

Governa ma da lontano, ha il “divieto di dimora” a Licata per motivi di giustizia e lui amministra in esilio, firma delibere a distanza, nomina assessori fra i tavolini dei bar, fa spostare i messi comunali di qua e di là, decide il destino della sua comunità da un trivani semiarredato alla periferia più malandata di Agrigento. A 38 chilometri dalla sua Licata. Resiste il sindaco Angelo Graci, resiste e non vuole dimettersi. Da novembre dell’anno scorso va in giro per tutta l’isola con addosso la fascia tricolore ma non può mettere piede a casa sua perché potrebbe – ha scritto il giudice – «reiterare il reato». Accusato di corruzione, è in attesa di verdetto. Però non cede, non molla la poltrona «per dignità di uomo e alto senso delle istituzioni».

Per raccontare un’oscenità italiana e rintracciare una piccola trama dietro il pagamento di una miserabile (presunta) tangente bisogna lasciare la Valle dei Templi e scendere verso le serre dei meloni cantalupi intorno a Licata, 40 mila abitanti fra ville liberty e un mare che sembra avventarsi su ficus e ulivi, chiese di pietra bianca e la monnezza che arriva quasi sotto il Municipio dove Angelo Graci c’è e non c’è, dove il sindaco è il sindaco ma qui non può più entrare.

(continua a leggere su Repubblica)