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  • domenica 19 Settembre 2010

Bisogna scordarsi la ricerca del consenso, dice Goffredo Fofi

La sinistra deve rinunciare a "piacere alla massa, anzi dispiacerla"

Goffredo Fofi, da decenni uno dei più lucidi commentatori delle cose che succedono in Italia, ha scritto oggi sull’Unità un’analisi delle prospettive della “sinistra” che con grande sensatezza conclude il contrario di quel che la “sinistra” italiana va facendo col 90% delle sue forze: cercare consenso prima di costruire il proprio pensiero.

Mezzo secolo fa uno scienziato e romanziere inglese, C. P. Snow, più ferrato in scienza che in letteratura, scrisse un saggio che, come si dice, “fece epoca”. Si intitolava Le due culture e metteva l’accento sulla divisione tra cultura umanistica e cultura scientifica nella società del tempo. Molte cose sono cambiate, e di scienza si parla oggi anche troppo – festival, divulgazione tv, interviste – e si direbbe che la frattura si sia sanata, che di scienza chiacchierino un po’ tutti, grazie all’infarinatura universitaria e soprattutto mediatica, che peraltro riguarda tutto e il contrario di tutto. Le osservazioni che seguono sono terra-terra, e non riguardano dunque la scienza, diventata tal quale al resto. In sostanza, succede lì come ovunque, che a pochi pensatori e ricercatori che hanno una morale (senso di responsabilità verso la buona vita degli umani, nel rispetto di tutto il vivente) si contrappongono milioni di prezzolati da chi controlla le merci e gli eserciti. E la dipendenza della scienza dalla finanza rappresenta la più temibile delle alleanze, dagli anni di Snow in avanti.
Ma non è di questo che mi preme discutere, quanto di altre culture più vicine alla nostra esperienza quotidiana, italiana. Direi che siamo in presenza di tre culture dominanti, nel nostro paese: la cultura della destra, la cultura della “zona grigia”, e la cultura di infime minoranze di non-consenzienti. (Dire dissidenti mi sembra abusivo, vista la loro/nostra inanità politica e, carissimo Martone, la dimenticanza della principale lezione mazziniana: che non portano lontano né il pensiero senza l’azione né l’azione senza il pensiero).

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