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  • giovedì 16 Settembre 2010

La politica sentimentale nel PdL

Il Secolo d’Italia spiega perché il dibattito politico nel PdL si muove su parole “tribali” tipo riconoscenza, tradimento, gratitudine, prostituzione.

Gratitudine, riconoscenza, dichiarazioni di doppia lealtà, prostituzione. È sorprendente il modo in cui un dibattito che dovrebbe essere politico, e dunque procedere per argomenti più che per sentimenti, utilizzi categorie del tutto extrapolitiche per leggere quanto sta avvenendo. Ad esempio Berlusconi ha liquidato la nascita del gruppo di Futuro e libertà come il risultato di un debito di riconoscenza pagato da alcuni parlamentari a Gianfranco Fini che li aveva voluti in lista. E molti politici legati a Berlusconi hanno a loro volta accusato Fini di avere infranto la regola della gratitudine nei confronti del leader del Pdl. Era di ieri la notizia di una manovra tesa a costituire un “sottogruppo” di finiani che dovrebbe sottoscrivere un patto di doppia lealtà: al presidente della Camera e al capo del governo. È nota infine la sortita di Stracquadanio sulla liceità di arrivare fino a prostituirsi per assicurarsi una facile e soddisfacente carriera politica, dichiarazioni che peraltro sono risuonate di grande attualità coincidendo con la mission affidata a Nucara di costituire un gruppo di “ascari” disposto ad appoggiare il governo come quarta gamba poiché non si potrebbe contare sull’affidabilità della “terza gamba” di Fli. Ma c’è stato anche di più: Marcello Veneziani ha per esempio spiegato il durevole consenso per Berlusconi con una tendenza antropologica degli italiani a farsi sudditi e a concedersi a un “re”. Mentre ancora ieri Sergio Romano, rispondendo a un lettore sul Corriere, spiegava che applicare l’epiteto “badogliano” al percorso di Gianfranco Fini è sbagliato perché le evoluzioni possono anche essere sincere e non ricadere nella fattispecie del badoglismo e del peggior trasformismo.

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