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  • domenica 12 Settembre 2010

“Al Qaeda è ancora un pericolo?”

Il direttore di Newsweek Fareed Zakaria torna a insistere che l'America è più sicura di nove anni fa

"La "centrale" di Al Qaida è stata ridotta a circa 400 combattenti. Non è stata in grado di compiere attentati su vasta scala del genere che faceva la sua strategia principale"

Con un editoriale pubblicato nel nono avversario della strage delle Torri Gemelle, Faredd Zakaria – direttore dell’edizione internazionale di Newsweek, in procinto di traslocare a Time, e uno dei più seguiti commentatori dell’attualità mondiale – torna a insistere che il pericolo del terrorismo islamista contro gli Stati Uniti e l’Occidente è molto diminuito.

Siamo più sicuri oggi di quanto fossimo l’11 settembre? Sembra una domanda semplice, in grado di ottenere una risposta o almeno una discussione seria. Ma in America siamo così polarizzati in questi giorni che pare essere diventata più difficile che mai. Proverò a rispondere più correttamente che posso.

Certo che siamo più sicuri. Negli anni Novanta Al Qaida aveva campi di addestramento da cui sono passati fino a ventimila combattenti. Poteva operare liberamente perché la maggior parte dei governi la trattavano come una seccatura piuttosto che un pericolo per la sicurezza nazionale. Dopo gli attentati, l’atteggiamento del mondo è cambiato drammaticamente, e il complesso delle misure di sicurezza messo in piedi si è rivelato efficace. Faccio un esempio: bloccare le porte delle cabine di pilotaggio ha reso molto improbabile che gli aerei possano essere più usati come missili.

Zakaria prosegue elencando i successi militari in Afghanistan contro i campi terroristici, il sistema di controllo delle informazioni e sui viaggi aerei, l’analisi dei flussi di denaro. E ammette che l’amministrazione Bush merita apprezzamento per questo lavoro. “Qualunque cosa si pensi delle sue decisioni successive, le sue politiche di sicurezza interna e combattimento di Al Qaida nel 2001 e nel 2002 furono per lo più sagge ed efficaci”.

Il risultato è che la “centrale” di Al Qaida – Osama bin Laden e i suoi – è stata ridotta a circa 400 combattenti. Non è stata in grado di compiere attentati su vasta scala del genere che faceva la sua strategia principale: colpire importanti obiettivi americani militari o politici di alto valore simbolico. Invece, sono stati compiuti attacchi su scala minore da parte di piccoli gruppi che si dicevano affiliati ad Al Qaida: il nightclub di Bali, i caffè a Casablanca e Istanbul, gli hotel di Amman, le stazioni di Londra e Madrid. Ma questi attentati uccidono i civili – non soldati americani o diplomatici – e aumentano il risentimento della gente contro l’islamismo radicale.
La vera minaccia di Al Qaida era che ispirasse una percentuale del miliardo e mezzo di musulmani nel mondo, convertendoli in ondate inarrestabile di combattenti. Invece, nel mondo musulmano l’attrazione dell’Islam militante è calata. Nella metà del mondo musulmano che tiene elezioni, i partiti associati con la jihad islamica hanno poveri risultati. Anche in Pakistan, dove il problema del terrorismo è più grave che in ogni altro paese del mondo. E negli ultimi anni, imam e musulmani in tutto il mondo hanno criticato gli attentati suicidi, il terrorismo e Al Qaida con regolarità.

“Certo che non siamo sicuri al cento per cento”, prosegue Zakaria: “e non lo saremo mai”. Le nostre società sono aperte e la tecnologia moderna ci rende vulnerabili: bastano poche persone per fare danni terribili. Potremmo essere più sicuri, ma questo comporterebbe troppe restrizioni alle nostre libertà di muoverci, riunirci, comunicare: “in Corea del Nord il terrorismo è difficile”.

Secondo Zakaria la domanda da farsi – l’aveva già posta qualche giorno fa – è se “abbiamo esagerato” e se il sistema di sicurezza americano non sia diventato troppo burocratizzato, invadente, e controproducente per combattere un’organizzazione di 400 persone in difficoltà. È una domanda, dice, a cui non si riesce a ottenere risposta soprattutto da parte della destra, che ha fatto un articolo di fede della minaccia islamica permanente.

Questa campagna di diffusione di un senso di pericolo immediato ha generato un clima di paura e rabbia. Ha creato sospetti contro i musulmani americani, che sono i più integrati del mondo. Ha soddisfatto, ironicamente, gli obiettivi del terrorismo. Bin Laden sapeva che non avrebbe mai indebolito direttamente l’America, nemmeno se avesse fatto saltare una dozzina di palazzi o di navi. Ma ha provocato una reazione spropositata con cui l’America si è indebolita da sola.