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  • martedì 31 agosto 2010

La strada nel Serengeti

La strada attraverserebbe il parco in una zona cruciale per le migrazioni verso il Masai Mara

La riserva ogni anno ospita una delle più grandi migrazioni di ungulati che esistano sulla Terra

Il Serengeti è un’enorme pianura erbosa nel nord della Tanzania, tra il lago Vittoria e il Kenya. È un’immensa riserva naturale in cui vivono migliaia di animali selvaggi: leoni, elefanti, leopardi, rinoceronti, bufali. E impressionanti mandrie di ungulati: zebre, gazzelle, gnu, impala. L’intero ecosistema della savana subsahariana in una superficie di 14.763 kmq. Il suo confine settentrionale coincide con quello fra Tanzania e Kenya, e lo divide dalla riserva keniota del Masai Mara. Fra i due parchi non esistono recinzioni, e la fauna si sposta liberamente dall’uno all’altro. Le migrazioni degli animali che ogni anno si spostano verso nord in cerca di cibo e acqua sono tra le più spettacolari del mondo. Ogni anno, più di 100 mila persone arrivano qui per vederle.

Oggi il futuro del Serengeti sembra essere a rischio come mai era successo finora. Il presidente della Tanzania Jakaya Kikwete ha confermato di recente la sua intenzione di far costruire a partire dal 2012 una strada di oltre oltre centosessanta chilometri che collegherà Arusha – una città nella zona centrosettentrionale del paese – a Musoma, una città sul Lago Vittoria. La strada dovrebbe servire a collegare le regioni occidentali del paese con le attività commerciali della costa orientale ma andrebbe a tagliare esattamente in due il Serengeti, mettendo a rischio il suo preziosissimo ecosistema. «Il Serengeti è il luogo che ogni anno ospita una delle più grandi migrazioni di ungulati che esistano sulla Terra, il simbolo per eccellenza della natura selvaggia per milioni di turisti e una risorsa preziosissima per l’economia locale», spiega James Deutsch, direttore dell’Africa Program per la Wildlife Conservation Society «minacciare questa meraviglia della natura con una strada sarebbe una tragedia».

Il governo sostiene che sono state prese tutte le precauzioni necessarie e che non avrebbe mai deciso di costruire la strada se avesse davvero messo in pericolo l’ecosistema del parco. Ma gli ambientalisti insistono: la strada attraverserà il parco in una zona cruciale per le migrazioni, e gli animali ne risentiranno inevitabilmente. La strada bloccherebbe l’accesso al fiume Mara, una risorsa idrica fondamentale durante la stagione secca, portando allo stremo gli animali e facendo sicuramente aumentare gli scontri tra animali e uomo. Ma soprattutto taglierebbe fuori la riserva del Masai Mara dalla rotta migratoria delle mandrie. Oggi un editoriale del New York Times si chiede come mai il governo della Tanzania si sia così intestardito nella realizzazione di un progetto che potrebbe minacciare una delle risorse più importanti del paese e si appella alla comunità internazionale affinché garantisca il suo contributo economico solo se si troverà una soluzione diversa per collegare le due regioni.

Secondo Markus Borner, direttore dell’Africa Program per la Frankfurt Zoological Society, basterebbe costruire la strada più a sud. «Ci rendiamo conto che c’è un enorme bisogno di infrastrutture in Tanzania, ma non capiamo perché la strada non possa essere costruita più a sud, dove potrebbe servire a un numero maggiore di persone e allo stesso tempo non andrebbe a interrompere il flusso della migrazione degli animali, né a distruggere l’immagine del Serengeti». Negli anni sessanta il governo della Tanzania aveva cercato di deviare il flusso delle migrazioni con una recinzione, per evitare che le mandrie si avvicinassero troppo ad alcune zone abitate, ma gli animali la distrussero in poco tempo.

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