• Italia
  • martedì 10 agosto 2010

Condannata una scuola di Padova che non offriva l’ora alternativa alla religione

L'istituto scolastico non offriva l'attività alternativa prevista dalla legge, così i genitori di una alunna hanno fatto ricorso

L’Istituto Comprensivo Vivaldi di Padova non offriva l’insegnamento alternativo alla religione, come richiesto dalla legge, così due genitori hanno deciso di ricorrere al tribunale per far valere i loro diritti e consentire alla loro figlia di non seguire le ore di religione. I giudici del Tribunale Civile di Padova hanno dato loro ragione e hanno condannato la scuola e il Ministero dell’Istruzione a un risarcimento danni di 1.500 euro per aver discriminato l’alunna e non aver fornito un servizio richiesto dalle norme che regolamentano l’insegnamento della religione nella scuola primaria.

Lo scorso anno i due genitori avevano scelto di non far seguire l’ora di religione alla loro bambina. I responsabili della scuola avevano però spiegato che non era previsto un insegnamento alternativo alla religione, cosa che obbligava di fatto l’alunna a rimanere in classe o a trasferirsi in classi parallele. I genitori avevano così deciso di fare ricorso in tribunale e la sentenza è arrivata lo scorso 4 giugno.

Nelle motivazioni, il collegio giudicante valuta l’accaduto come una «discriminazione indiretta nell’esercizio del diritto all’istruzione e alla libertà di religione». Secondo i giudici, la scuola ha inibito «la libertà di religione e il diritto all’istruzione, valori tutelati dalla Costituzione». La sentenza ricorda, inoltre, che gli insegnamenti alternativi sono facoltativi, ma devono essere «obbligatoriamente offerti per rendere effettiva la scelta compiuta dallo studente».

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