I siti web devono essere tutti uguali?

Il motore di ricerca cerca un accordo con Verizon per privilegiare la consegna dei suoi contenuti online

La Federal Communications Commission è al lavoro per preservare la net neutrality, ma Congresso e operatori sono scettici

Aggiornamento: Google ha negato in serata l’ipotesi descritta dal New York Times di cui si parla, definendola del tutto falsa: “Il New York Times semplicemente si sbaglia. Non abbiamo avuto nessuna conversazione con Verizon sul pagamento del traffico di Google. Rimaniamo fedeli come sempre all’idea di una Rete aperta”. Una smentita è arrivata anche da Verizon. Abbiamo aggiunto una postilla a tale proposito al testo originale.

Negli Stati Uniti si torna a parlare di net neutrality (neutralità della rete), ovvero della possibilità di poter accedere a tutti i contenuti disponibili online senza particolari restrizioni o privilegi da parte di chi gestisce le reti che costituiscono il Web. Il dibattito è tornato di attualità in seguito alle prime indiscrezioni su un accordo tra Google e Verizon, uno dei principali operatori di telefonia negli USA, che consentirebbe al motore di ricerca di portare i propri contenuti agli utenti attraverso un canale privilegiato.

In pratica, Google potrebbe pagare Verizon per ottenere maggiore banda e dunque più velocità per i propri contenuti online a scapito degli altri. Un video di YouTube, per esempio, potrebbe sfruttare una maggiore velocità di streaming grazie a una priorità superiore rispetto ad altri contenuti diffusi dai concorrenti di Google, che è proprietaria del portale per la condivisione dei filmati in Rete. Se un sistema del genere venisse davvero impiegato, spiega il New York Times, la regola della net neutrality secondo cui nessuna forma di contenuto può essere privilegiata rispetto ad un’altra potrebbe decadere.

Un accordo tra Google e Verizon potrebbe essere già raggiunto nel corso della prossima settimana, dicono alcune fonti anonime interne alle due società. Il patto potrebbe assestare un altro duro colpo per la Federal Communications Commission (FCC), l’ente governativo che si occupa del sistema delle comunicazioni negli Stati Uniti. La Commissione cerca da tempo una soluzione per regolamentare con chiarezza le connessioni offerte dalle compagnie telefoniche e tutelare la neutralità della Rete.

Le principali difficoltà per la FCC sono sorte lo scorso aprile in seguito alla decisione di una Corte federale, che ha stabilito che la Commissione non ha l’autorità sufficiente per vietare a un Internet service provider (Isp, la società che fornisce la connettività agli utenti) di bloccare o rallentare l’accesso ad alcuni contenuti, o favorirne altri. In seguito alla sentenza, la FCC ha cercato di promuovere una nuova serie di norme per via legislativa, ma il Congresso e gli operatori del settore hanno opposto molte critiche. La Commissione vorrebbe cambiare alcuni passaggi del Communications Act, sostituendo la dizione “information service” riferito a Internet con “telecommunications service”, riconducendo il tutto in una categoria sottoposta a maggiori controlli da parte delle autorità.

Google e Verizon hanno avviato i primi contatti dieci mesi fa per trovare un accordo sulla fornitura dei servizi a banda larga. Le due società affermano comunque di voler coinvolgere la FCC quanto più possibile, seguendo il suo piano per la tutela della net neutrality. Si cerca un compromesso in grado di «mantenere una Rete aperta e allo stesso tempo di mantenere gli investimenti e l’innovazione necessarie per sostenere la stessa», ha spiegato al New York Times un portavoce di Verizon, David M. Fish.

Le società del via cavo e le compagnie telefoniche voglio avere le mani libere per vendere particolari servizi come la “prioritizzazione a pagamento”, che consentirebbe di accelerare la velocità di download di alcuni contenuti attraverso il pagamento di una tariffa aggiuntiva. […] Alcuni fornitori di contenuti – come Amazon, eBay e Skype – preferiscono non ci siano favoritismi su Internet o vogliono avere la certezza che nel caso di un sistema a pagamento, tutti i produttori di contenuti possano avere l’opportunità di pagare per ottenere un servizio più rapido.

Le consultazioni organizzate dalla FCC con gli operatori del settore vanno a rilento, e anche questo non favorisce l’adozione di soluzioni comuni e condivise per tutelare la neutralità della Rete. L’impossibilità di arrivare presto a una soluzione avrebbe accelerato il confronto a due tra Google e Verizon. In seguito alla pubblicazione dell’articolo sul New York Times, il motore di ricerca ha ridimensionato le indiscrezioni con un messaggio su Twitter. Secondo i responsabili di Google, il giornale avrebbe preso un abbaglio sul potenziale accordo con Verizon. La società conferma inoltre il proprio impegno per mantenere la Rete aperta.

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