• Mondo
  • mercoledì 4 Agosto 2010

A Karachi continuano le violenze

Nella notte i morti nella città pakistana sono saliti a 62

In molti casi si è trattato di esecuzioni mirate per colpire esponenti politici

Karachi, la più grande città del Pakistan, ha vissuto una seconda notte di violenze. La televisione pakistana Samaa riferisce che il numero complessivo delle vittime sarebbe salito a 62 e, nonostante gli sforzi delle autorità locali, molti degli autori delle violenze circolano ancora liberamente per le strade della città, dove in alcuni casi compiono delle esecuzioni sommarie a tutti gli effetti. Altre fonti pakistane parlano di 63 morti e stimano oltre 150 il numero totale dei feriti.

La violenza è scoppiata a Karachi nella notte tra lunedì e martedì in seguito all’uccisione di Raza Haider, un esponente del Movimento Muttahida Qaumi (MQM) di orientamento liberale, e della sua guardia del corpo a pochi passi dalla moschea dove aveva partecipato a un funerale. La notizia si è diffusa rapidamente per la città: decine di veicoli con a bordo dimostranti armati hanno bloccato le strade e creato barricate incendiando le auto per impedire il passaggio della polizia. Le autorità hanno invitato la popolazione a rimanere in casa, hanno decretato la chiusura di scuole, uffici e negozi, ma ciò non ha impedito ai dimostranti di portare a termine le loro esecuzioni.

Tra le vittime della scorsa notte c’è anche Asad Hussain, un altro esponente del MQM, ucciso nei pressi di una stazione di polizia. Nei pressi del quartiere Bhittai Colony è stato anche ucciso un bambino di 10 anni.

Il presidente del Pakistan, Asif Ali Zardari, sta seguendo a distanza la vicenda perché si trova nel Regno Unito per una visita ufficiale che ha preferito non annullare. Un portavoce del governo ha confermato l’avvio di una inchiesta per identificare i responsabili delle violenze.

Nelle ultime ore alcuni esponenti del MQM hanno accusato l’Agami National Party (ANP) di essere dietro le violenze di Karachi. Il partito ha smentito tale ipotesi, ha condannato l’uccisione di Haider e ha negato di essere collegato con alcun gruppo estremista. Tra i principali sospettati per le violenze di Karachi rimane il gruppo militante Lashkar-e-Jhangvi, una organizzazione settaria riconducibile ad Al Qaeda, ma per ora le autorità pakistane hanno preferito non formulare accuse dirette per non scaldare gli animi e riportare più facilmente la calma in città.