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  • lunedì 2 Agosto 2010

Continuano gli scontri in Kashmir

Dall'inizio di giugno trentatre persone sono morte, tredici solo negli ultimi dieci giorni

India e Pakistan rivendicano entrambe il controllo totale sul territorio dal 1947

In Kashmir continuano gli scontri tra indipendentisti e forze dell’esercito indiano. Dall’inizio di giugno, trentatre persone sono morte: tredici solo negli ultimi dieci giorni. I manifestanti hanno intensificato la violenza delle loro proteste dopo che un adolescente è stato ucciso negli scontri con la polizia per le strade di Siringar. La polizia stava cercando di impedire al corteo di raggiungere i centri vicini di Pampore e Khrew, dove aveva imposto il coprifuoco in seguito alle prime proteste. Negli ultimi giorni i manifestanti hanno iniziato a lanciare sassi contro alcune delle stazioni di polizia indiane e alcuni palazzi del governo, e hanno incendiato almeno tre macchine della polizia. I militari hanno risposto sparando.

Il Kashmir è una regione a nord del confine tra India e Pakistan ed è al centro delle rivendicazioni politiche dei due stati dal 1947, l’anno in cui il Pakistan ottenne l’indipendenza. Dopo la fine del primo conflitto nel 1949, la regione fu divisa in due parti: la più estesa – quella in cui si trova Siringar – fu assegnata all’India. Da allora il Pakistan ha continuato a rivendicare il territorio, assumendo posizioni sempre più aggressive e intensificando le sue pressioni politiche fino a sostenere la formazione di movimenti insurrezionali. Alcuni di questi chiedono la costituzione di uno stato sovrano e indipendente, come accadde per il Bangladesh nel 1971. Altri chiedono l’annessione al Pakistan. Il conflitto finora ha causato circa 68 mila morti, la maggior parte civili.

Le autorità indiane sostengono che gli scontri degli ultimi mesi sono fomentati dal Pakistan, ma la popolazione locale dice che si tratta di manifestazioni spontanee, causate da anni di frustrazioni represse e dalle continue vessazioni subite da parte delle forze paramilitari indiane. Moltissimi giovani inoltre sono disoccupati da mesi e per questo si sono uniti alle proteste contro il governo di Delhi. La settimana scorsa, i rappresentanti del governo indiano in Kashmir hanno dichiarato che ci sarà un’inchiesta per accertare le responsabilità della polizia durante le sparatorie che hanno portato alla morte dei manifestanti. La polizia si difende dicendo che ha sempre sparato solo per legittima difesa. I risultati dovrebbero essere resi noti fra tre mesi.