La mozione a doppio taglio

Oggi si decide se discutere la mozione di sfiducia alla camera prima della pausa estiva

I finiani abbottonati sulle intenzioni di voto, il premier li aspetta al varco

“Prova della verità”, titola Repubblica. “Prova di forza”, titola il Corriere della Sera. In generale, i quotidiani sono d’accordo nel considerare la mozione di sfiducia nei confronti del sottosegretario alla giustizia Giacomo Caliendo come il primo serio banco di prova della maggioranza dopo la formazione di gruppi parlamentari autonomi da parte dei finiani.

La mozione di sfiducia era stata presentata più di due settimane fa da PD e IdV, e già allora i finiani dissero che l’avrebbero considerata. Il presidente della camera diede precedenza all’analoga mozione presentata nei confronti di Nicola Cosentino, che lo costrinse alle dimissioni da sottosegretario, lasciando intendere che della mozione su Caliendo si sarebbe potuto discutere dopo l’estate. I fatti degli ultimi giorni hanno però impresso una forte accelerazione agli eventi, e la sfiducia nei confronti del sottosegretario alla giustizia è tornata d’attualità.

A oggi, la situazione è questa: nel pomeriggio si riunirà la conferenza dei capigruppo della camera dei deputati, per decidere proprio della calendarizzazione dei lavori per la settimana. La prassi prevede che in caso di mancata unanimità tra i capigruppo sia il presidente della camera a prendere la decisione – fu così già per la mozione riguardo Cosentino – e quindi in ultima analisi potrebbe essere proprio Fini a stabilire se la sorte di Caliendo sarà decisa adesso o dopo l’estate.

Ma si tratta solo del primo gradino. Anche se Fini dovesse decidere di calendarizzare in questa settimana il voto sulla mozione di sfiducia – ipotesi che rimane più che probabile – resta aperta la questione su come si orienteranno i parlamentari di Futuro e libertà. Se poche settimane fa la gran parte dei finiani sembrava orientata a votare la mozione, così come fatto per Cosentino, ora il clima si è fatto più tiepido: alcuni esponenti dei nuovi gruppi hanno espresso perplessità riguardo all’idea di sfiduciare Caliendo e quindi, secondo i quotidiani, starebbe guadagnando credito l’ipotesi di astenersi, salvando così Caliendo ma distinguendosi dagli orientamenti di PdL e Lega attraverso la presentazione di un documento.

Le ragioni del passo indietro sembrano essere due. Una è politica: diversi esponenti del PdL in questi giorni hanno insistito sul fatto che “Caliendo non è Cosentino”, e che malgrado il coinvolgimento del sottosegretario alla giustizia nelle telefonate con la lobby di Carboni non è necessario un intervento traumatico come la mozione di sfiducia o le dimissioni per avere garanzie sul suo operato, in attesa che l’inchiesta faccia dei passi avanti. Una è di opportunità: molte ricostruzioni, infatti, vogliono il premier pronto a indire le elezioni anticipate. Quello che aspetta è un segnale per poter dire che la maggioranza non esiste più, e per questo tiene sotto scacco i finiani. La vicenda è riassunta da Carmelo Lopapa e Liana Milella su Repubblica.

A metà settimana si consumerà dunque la prima prova del fuoco per Gianfranco Fini e i suoi 33 fuoriusciti dal partito. Ha le idee chiare e deciderà alla vigilia del voto, fa sapere dal “ritiro” di Orbetello la terza carica dello Stato. «Ma l’ultima cosa che vogliamo è cadere nella trappola – è il ragionamento fatto con chi lo ha sentito – cioè votare la sfiducia e offrire così a Berlusconi una sponda per andare subito al Quirinale e chiedere lo scioglimento delle Camere». Tanto più che sulla mozione il gruppo non è compatto. La linea morbida di chi, come Antonino Lo Presti, sostiene che «sarebbe assurdo votare la sfiducia all’amico Caliendo» (condivisa da altri moderati quali Moffa e Menia), dovrà fare i conti con chi – è il caso tra gli altri di Granata, Briguglio, Barbareschi – vorrebbe lanciare subito un messaggio forte al premier sul terreno della legalità. Ecco perché «tra le ipotesi c’è anche l´astensione», confida uno degli uomini più vicini al presidente. Tatticismo che consentirebbe peraltro di abbassare il quorum e consentire dunque a Pdl e Lega di bocciare la sfiducia. Molto dipenderà dal voto, se sarà segreto o palese. Nel primo caso, la squadra dei 33 annuncerebbe prima il no alla sfiducia, per evitare che franchi tiratori pidiellini l’approvino accusando poi Fini e i suoi. Diversamente, se la partita si giocherà con voto palese, allora l’opzione «astensione» verrà presa in seria considerazione da “Futuro e libertà”.

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