Milano, Pisapia è pronto

Il primo candidato alle primarie del centrosinistra per il sindaco di Milano comincia a spiegarsi

"Finora i rispettabilissimi candidati ultracentristi proposti dal centrosinistra hanno fallito"

La campagna elettorale per il sindaco di Milano, che sarà votato l’anno prossimo, si sta preparando da qualche settimana. Se a destra sembra confermata la ricandidatura del sindaco Moratti, che lavora quindi a resuscitare una fragile idea di qualità della città e a non farsi togliere spazio dal governatore Formigoni, a sinistra la prima tappa sono le primarie. Che si faranno, a dispetto dei recalcitranti, e su cui una agitazione sotterranea nel Partito Democratico è già cominciata. Nessun candidato nuovo e coraggioso si fa avanti, e l’establishment del partito fa il solito giro dei soloni: ma per ora siamo in alto mare.
L’unico a esserci, già pronto, non è un uomo del maggiore partito del centrosinistra. Giuliano Pisapia, deputato di Rifondazione per due legislature e soprattutto avvocato molto noto e stimato in città, ha annunciato la sua candidatura alle primarie due settimane fa. E oggi approfitta dello spazio lasciato libero dagli altri per consolidare la sua notorietà e guadagnar credito come potenziale sindaco. C’è una sua intervista sulla cronaca milanese di Repubblica che comincia a descriverne – ancora un po’ sommariamente – i progetti e la scelta.

“La Moratti è in campagna elettorale già da tempo per recuperare consensi, non le si poteva dare troppo vantaggio. Per il resto, certo, sono di sinistra. Ma finora i rispettabilissimi candidati ultracentristi proposti dal centrosinistra hanno fallito. La mia candidatura è indipendente, una risposta ai tanti che hanno fatto il mio nome, riconoscendomi equilibrio e capacità di dialogo con tutti. Ci sono le firme su Facebook. Gliele mostrerei, se solo fossi iscritto”.

Insomma, lei è spinto dalla società civile.
“Preferisco chiamarla cittadinanza attiva. Ogni giorno incontro persone e associazioni. La gente vuole cambiare, è ansiosa di riaccendersi”.

Andiamo sul concreto. Cosa farebbe per il verde il sindaco Pisapia?
“Quello esistente è spesso troppo lontano per le mamme con i passeggini, mentre il Pgt pensa più che altro ad aumentare le aree edificabili. Gli spazi meno frequentati sarebbero più interessanti se resi accessibili al wi-fi e ai computer. Un errore sprecare l’occasione dei nuovi alberi offerta da Abbado”.

Traffico e inquinamento.
“Ecopass ha inciso sul traffico, non sullo smog. Non va bocciato ma ampliato e i proventi destinati al trasporto pubblico. Le tre nuove metropolitane per il 2015 ce le possiamo scordare, almeno scongiuriamo il tunnel da Rho a Linate e difendiamo il Parco Sud meglio di quanto faccia il Pgt del centrodestra. Vorrei piste ciclabili meglio connesse e taxi collettivi agli ingressi della città nei giorni di superamento delle soglie di Pm10, una proposta di Ken Livingstone a Londra. Mi piacciono i bici-taxi di Amsterdam”.

L’Expo.
“Va ripensata. Deve uscire dal recinto del sito prescelto e allargarsi a tutta la città e all’area metropolitana, in aree come il Pini o l’ex Psichiatrico Mombello a Limbiate. Fino a favorire sinergie con Torino e con Genova”.

Le periferie.
“Le penso come piccoli centri cui occorre dare maggiore autonomia e più poteri. I comitati di quartiere devono collaborare alle decisioni dell’amministrazione. I cittadini eserciterebbero un controllo diretto contro l’infiltrazione delle mafie”.

La casa, un problema per molti.
“Ce n’è grande bisogno. Per i più poveri il Comune deve ricominciare a costruire case popolari. Per single, famiglie in difficoltà e studenti (i fuori sede sono 40mila) partiamo con i progetti di housing sociale. Come prefabbricati in legno al costo di 200mila euro l’uno nelle molte aree inutilizzate di proprietà pubblica. Sperimentiamo. Non possiamo cambiare la città in sei mesi ma è d’obbligo almeno tentare soluzioni nuove”.

Il lavoro, sebbene il Comune abbia competenze limitate.
“Però può sostenere le cooperative sociali, che danno un impiego ai giovani o ai quarantenni espulsi dal mercato del lavoro e svolgono un servizio sociale. Un modello che a Genova dà ottimi risultati”.

Che sindaco sarebbe?
“Taglierei le consulenze esterne e rimotiverei il personale interno alla macchina comunale. Starei poco a Palazzo, molto in Consiglio e moltissimo fra la gente. La città va ascoltata”.

E la sua giunta?
“La vorrei con parecchie donne in assessorati di peso, tipo il Bilancio”.

Movida e sonno. Cosa sceglie?
“Un mio caro amico fa due feste l’anno e invita tutti i vicini. Conserviamo i grandi concerti, magari facendoli finire non troppo tardi, e diamo i biglietti gratis ai residenti. Avviciniamoli all’evento, una soluzione si trova se ognuno cede un po’”.